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Emergenza covid19, Giovagnorio denuncia: sanità abbandonata nella Marsica, vengano adeguati laboratori Crua

Avezzano. Il consigliere della Provincia dell’Aquila, Roberto Giovagnorio, appartenente al gruppo consiliare di “Marsica in Provincia”, estremamente preoccupato dell’attuale situazione che la Marsica vive nel sistema della salute pubblica e contattato da numerosi sindaci del territorio, che vivono le stesse apprensioni, sollecita la Regione Abruzzo a occuparsi con estrema sollecitudine delle problematiche che investono l’area marsicana nel pieno dell’emergenza coronavirus.
“La sanità marsicana è stata completamente abbandonata dalle istituzioni regionali e”, denuncia Giovagnorio, “in un momento di estrema criticità rappresentata dalla pandemia del coronavirus, le conseguenze sono evidenti e mostrano tutta la fragilità del nostro sistema di assistenza alle popolazioni. Seppure in una logica di riordino del sistema ospedaliero, con la chiusura dei nosocomi di Pescina e Tagliacozzo, l’ospedale di Avezzano non è stato oggetto di alcun tipo di intervento, sia esso di natura strutturale che di ammodernamento tecnico, ma soprattutto inadeguato a ricevere l’utenza degli ospedali soppressi. Si parla da tempo di un nuovo plesso ma ad oggi, e con un emergenza così grave, possiamo solo registrare una condizione di estrema precarietà e pericolo e questo non è più accettabile”.

“Nella seduta dell’11 marzo”, sottolinea il consigliere provinciale, “la Regione Abruzzo ha stanziato 5 milioni di euro di fondi propri, in buona parte per riattivare l’unità del G8 all’Aquila e di ieri la notizia che a Pescara sarà recuperato in 14 giorni un plesso che ospiterà un presidio Covid per una spesa di 10 milioni di euro: tutto giusto e azione certamente meritevole, ma la Marsica? Nulla. A fronte di una popolazione di 140mila abitanti non esiste un solo posto di terapia intensiva dedicata al Covid19 nonostante ci siano fondi previsti per lavori gia da qualche anno nelle casse della Asl 1” .

“A fronte di una così grave crisi pandemica”, denuncia Giovagnorio, “la Regione Abruzzo, non riesce a prendere una decisione nemmeno sull’utilizzo del Crua che potrebbe processare, in tempi brevi, i tamponi per la ricerca degli anticorpi del coronavirus. Condivido e recupero il pensiero dell’ex sindaco di Avezzano, Gianni di Pangrazio, che propone di riattivare il centro e assegnare all’università di Teramo, sede già attiva in via Pertini ad Avezzano con giurisprudenza, la gestione dell’Ente che consentirà anche la possibilità di aprire una sede dislocata della facoltà di “bioscienze e tecnologie agro-alimentari e ambientali” ad Avezzano. Oggi, chiunque sia interessato ad agevolare questo percorso, senza rivendicazioni o campanilismi, gode di tutto l’aiuto delle nostre comunità, perché l’intento è quello di pensare nell’immediato all’emergenza odierna, che minaccia le nostre esistenze, ma anche al futuro, quando bisognerà ricostruire un tessuto sociale ed economico dilaniato da una crisi devastante”.

“Queste sono le nostre principali ansie e preoccupazioni e ben venga l’Università dell’Aquila, piuttosto che quella di Pescara-Chieti o Teramo, se avranno la possibilità di rispondere ad un bando di manifestazione di interesse fatto dalla regione per sviluppare soluzioni e strade oggi pienamente e rapidamente percorribili, per risolvere i problemi dei cittadini. Nell’immediato”, precisa, “chiediamo che i laboratori del Crua vengano velocemente adeguati, assegnati ad un’universita che si interesserà per richiedere le prescritte autorizzazioni al ministero per processare i tamponi delle strutture sanitarie. Questo aiuterebbe a salvare vite umane e conoscere realmente il dato numerico dei contagi in Abruzzo. Il Veneto è gia partito da un pezzo e stanno muovendosi anche altre regioni. Ma ritorniamo alla sanità marsicana”, chiosa Giovagnorio, “non possiamo più accettare che gli investimenti nella sanità riguardino soltanto l’area dell’Aquila, Pescara e Teramo. La Marsica ha un popolo generoso altruista leale”, conclude, “ma anche tosto e non dimenticherà i torti che ancora una volta è costretta a subire. Noi siamo marsicani”.

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