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Disavventure sulla linea Roma-Pescara, la lettera-reclamo di un giovane universitario

Avezzano. I disagi sulla linea ferroviaria Roma-Pescara non sono certo una novità. Domenica sera, un’ennesima lamentela è stata presentata da un giovane universitario di Avezzano, che ha accusato il viaggio in treno tornando dalla capitale. Proprio qualche tempo fa, alcuni dei rappresentanti di Trenitalia avevano effettuato una lezione a degli studenti pescaresi del liceo geometri sull’affascinante mondo dei treni. maxresdefaultEcco sì, un mondo affascinante, ma ancora in termini platonici riguardo questa “avventurosa” linea.  Nonostante già siano stati presentati numerosi reclami dai pendolari, i ritardi dei treni continuano a persistere nella quotidianità dei viaggiatori e i disagi sono molti. Troppi. Il giovane universitario ha raccontato in una lettera lettera-reclamo la sua piccola odissea per tornare a casa.

Dopo una strenuamente sessione di esami, ieri sera volevo tornare a casa dalla mia famiglia, che non vedevo da tre settimane. Il treno del ritorno era pronto sul binario 2 est della stazione tiburtina, alle ore 19.33. Nel caso avessi perso questo viaggio, l’altro, l’ultimo treno che percorreva la tratta per l’Abruzzo, sarebbe stato ben a tre ore di attesa, ossia alle 22.00, da Roma Termini. Eravamo in pochi sul treno, fortunatamente, per cui sono riuscito a sedermi, cosa impossibile spesso nei viaggi nella medesima fascia oraria durante i giorni lavorativi. 6,90 il costo del biglietto, ovviamente conveniente rispetto ad un potenziale viaggio in macchina, la cui spesa gira attorno ai 30- 40 euro. Una convenienza che ha avuto però il suo contrappasso. Sin dal momento della partenza, il treno ha iniziato a trasmettere dall’altoparlante le varie comunicazioni di servizio, tra cui l’invito ai passeggeri di spegnere la suoneria dei cellulari e abbassare la voce, per non disturbare i vicini. Il colmo è stato proprio che nessun vicino ha creato disturbo all’altro (almeno nel mio vagone), ma le stesse comunicazioni sono state ripetute a volume altissimo almeno 5/6 volte a fermata, causando numerosi reclami da parte di numerose persone che viaggiavano in mia compagnia. Non sono riuscito né a leggere, né tantomeno a riposare cinque minuti. Aspettavamo un controllore per poter riferire il disagio, ma nulla. Nessuno è passato a controllare il biglietto. Non si lamentassero poi che c’è ancora chi viaggia senza pagare. Dulcis in fundo, il ritardo. Sono arrivato a Tagliacozzo, sotto l’acqua, con ben 33 minuti di ritardo. Sicuramente il tempo non era dei migliori, ma più di mezz’ora di ritardo, senza importanti coincidenze è stato veramente uno strazio. Non sarà una novità, né per i giornali, né per chi mi leggerà. La vera notizia, forse, è quando il tutto scorre in orario; ma penso che non si può continuare sempre a vivere in silenzio. Non vedevo la mia famiglia da tre settimane e spesso il motivo per cui non torno, nonostante la vicinanza, è proprio per evitare odissee simili. Non parlo solo per me. C’era anche una ragazza incinta, diverse persone anziane, viaggiatori di lavoro, che hanno lamentato questo continuo disagio su questa linea. A cosa serve creare mezzi a velocità della luce, destinati solamente ad alcune zone, se poi si trascura il resto? La divisione italiana da nord a sud esiste e c’è come l’impressione che qualcuno voglia che sia così, altrimenti non si spiega. Mi chiedo come sia possibile nel 2016, con le infinite innovazioni tecnologiche, questa linea ferroviaria Roma-Pescara rimanga sempre il simbolo di un degrado. Fino a qualche anno fa, da liceale prendevo il treno ogni mattina. Costante ritardo. Sempre, tutte le mattine. Vagoni vecchi. Bagni in condizioni pessime. Le prese elettriche assenti e lì dove c’erano, spesso, neanche funzionavano. Finestrini non sempre funzionanti. Aria condizionata, calda o fredda, assente in alcuni vagoni. Non è cambiato nulla. Oggi ho ritrovato la stessa identica situazione. Per non parlare poi dei viaggi durante la settimana da e verso la capitale, dove ci sono oltre a studenti universitari, numerosissimi lavoratori. Una lotta accanita solo per sedersi. Deve essere questa la condizione del viaggio in Abruzzo, ancora oggi? Perché pagare il viaggio a Trenitalia mi chiedo? Non sono forse loro a dover rimborsare noi viaggiatori che abbiamo ancora il coraggio di prendere questi “treni a vapore dell’antiguerra”? La nostra regione Abruzzo ha un tesoro di risorse che fa invidia a tutta l’Italia. Non è giusto. Per chi lavora, per chi investe le proprie energie nel lavoro e nei loro studi e vuol tornare nella sua terra madre. Per chi vuole visitare i nostri territori. Per chi ama viaggiare. Non è giusto sopportare un simile trattamento. È a dir poco indignitoso pagare il servizio. Mi rivolgo, quindi, alle Istituzioni Regionali e ai funzionari di Trenitalia, perché cessi questa inetta vergogna della linea Roma-Pescara, perché la nostra amata regione possa vantare presto un sistema di trasporto semplicemente “normale”, senza strafare. Mi auguro che con mano alla coscienza, si cerchi di ripetere sempre di meno e che altri pendolari lamentino sempre i loro disagi, procedendo in caso a passare ad altri mezzi, se questo non venisse rifondato.

L’appello del giovane sembra forte e chiaro. I disagi creati ai pendolari nella linea Roma-Pescara non sono di certo una novità. Sicuramente, in molte occasioni, si è anche creata una svantaggiosa pubblicità per il territorio. Negligenza o difficoltà, la linea necessita di una rivisitazione definitiva in quanto questi disagi non possono essere presi ancora oggi sottogamba, se si vuole prospettare ad un futuro diverso e non ad una continua migrazione dal luogo, sentito da molti giovani ancora come un “confino”. Raffaele Castiglione Morelli

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