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Cultura contadina, famiglia e memoria storica. La professoressa Tocci descrive il suo romanzo

Avezzano. “E’ un libro che racconta di emozioni e di memoria storica, la stessa che al giorno d’oggi va sempre più svanendo e che si deve necessariamente ritrovare. Mi piacerebbe, infatti, che i lettori, dopo averlo letto possano fermarsi a riflettere sui suoi contenuti”. Con queste parole la professoressa Patrizia Tocci descrive la sua nuova fatica letteraria, “Nero è il cuore del papavero” (Tabula Fati, 2017), presentata ieri pomeriggio all’interno dell’aula magna del liceo classico di Avezzano, in compagnia della giornalista e speaker radiofonica Roberta Maiolini. Un’opera profondamente intima, ispirata da vicissitudini personali e, soprattutto, dalla morte dell’adorato padre, vero e proprio fattore scatenante la realizzazione del romanzo. Nelle centoventisei pagine che compongono il libro l’autrice riversa le sue esperienze, i sui ricordi, e istantenee di anni che appartengono a un passato mai dimenticato e mai troppo amato. La descrizione della cultura contadina, fatta di di sudore, determinazione e sacrifici, viene saggiamente narrata attraverso aneddoti e storie vissute sulla propria pelle. C’è dolcezza e nostalgia nelle parole della Tocci, ma anche riconoscenza nei confronti del genitore che ha saputo tramandarle dei valori così puri e profondamente radicati in quella parte della cultura popolare che, anche se rischia di svanire col passare degli anni, è stata una grande scuola di vita. “Nero è il cuore del papavero” è un racconto autobiografico che arriva dritto al cuore del lettore e lo mette davanti alla sua sfera più personale e emotiva. In anni come questi, in cui i ritmi della vita quotidiana sono estremizzati e in cui la comunicazione tra le persone sembra conoscere una profonda crisi, l’appello è chiaro: rinsaldare il legame con le proprie origini e la propria famiglia perchè senza memoria si è più poveri. Federico Falcone