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Cosa accade realmente a Hong Kong: le cronache di un abruzzese all’estero

Avezzano. Cosa succede realmente ad Hong Kong? Le voci si rincorrono sull’etere e non sempre ci permettono di avere una visione chiara di ciò che sta accadendo nella ex enclave britannica in Asia.

A raccontarlo a Nello Simonelli, in presa diretta, è S. R., studente abruzzese attualmente ad Hong Kong per lavoro, il quale ha concesso un intervista per mettere al corrente della reale situazione, alla luce anche della ripresa delle sommosse di piazza di questa mattina (un manifestante ucciso ed un altro cui é stato dato fuoco – video a fondo articolo, visione non consigliata a tutti) e che, per questioni di visto, ha richiesto l’anonimato.

“S., Come mai sei a Hong Kong?” 

“Mi trovo a Hong Kong per lavoro. Al contrario di molti però ho potuto scegliere e non mi trovo qui per necessità, come altri ragazzi che ho conosciuto, ma per opportunità: ho voluto coglierla per arricchire il mio background lavorativo e il mio Cv” .

“Hai avuto difficoltà ad integrarti nella società hongkonghese?” 

Diciamo che è ancora presto per poterlo dire essendo qui non da troppo tempo, però le prime impressioni sono sicuramente positive: la sensazione è che qui non ci sia assolutamente differenza tra locals ed expats, e per chi arriva da molto lontano è una cosa molto importante e che sicuramente ti mette a tuo agio. Per il resto ci sono abitudini e stranezze che ha più o meno qualsiasi cultura: ma tutto ciò passa in secondo piano rispetto alla criminalità pressochè assente, all’incredibile efficienza della macchina pubblica e alle innumerevoli possibilità offerte dalla città.

“Quale è il costo della vita per un lavoratore italiano all’estero?” 

Hong Kong è tra le prime tre città più care al mondo secondo molti ranking, e non posso che confermare quanto si dice. In generale è tutto più caro, ma i prezzi degli affitti sono folli e imparagonabili persino a quelli delle migliori zone di Milano. Gli stipendi sono più o meno in linea con il costo della vita, ma questo dipende molto dalla tua posizione e dalla tua esperienza lavorativa nel settore di appartenenza. Hong Kong è una città che non può concretamente svilupparsi orizzontalmente, questo spiega il primato per numero di grattacieli e la conseguente crescita del costo degli affitti.

“Come vive questa oasi filoccidentale il suo rapporto con la Cina?” 

Il rapporto è cambiato in parte negli ultimi 7-10 anni: prima gli occidentali godevano di tutte le attenzioni e privilegi del caso. Le migliori aziende preferivano impiegare lavoratori provenienti dai paesi occidentali per acquisire quel know-how che ha fatto tanta scuola nel mondo: a questi infatti venivano offerti stipendi stellari e benefits che in occidente difficilmente ottieni. Adesso le nuove generazioni di lavoratori cinesi-hongkonghesi hanno beneficiato degli incentivi per studiare nelle nostre università europee e americane e inoltre, il know how di cui ti parlavo è stato definitivamente acquisito anche dalle aziende cinesi: motivo per cui oggi, si tende sempre di più ad assumere locals che expats anche per stessa direttiva governativa: come azienda, oltre a pagare di più la sponsorship, devi dare valide motivazioni del perché stai assumendo qualcuno da fuori.

“Cosa sta accadendo in questi giorni e quali sono i rischi per chi, come te, è uno straniero?”

Quel che sta accadendo è il frutto di una chiara presa di coscienza della Cina della propria forza e del proprio ruolo nello scacchiere geopolitico globale: non penso di esagerare nel definire quel che sta accadendo un preludio a una guerra civile. Molto dipenderà da cosa accadrà in questi prossimi giorni. Fortunatamente per noi stranieri i rischi sono minori che per gli altri: vuoi perché alla Cina non conviene rischiare incidenti diplomatici per avere più libertà di manovra e vuoi perché proprio perché sentiamo meno la “causa” rispetto ai locals, non scendiamo in piazza a protestare e questo ci tiene più al sicuro. Questo vale almeno per chi come me, non ha intenzione di restare qui a lungo.

“La popolazione hongkonghese ha chiesto l’attenzione del mondo occidentale affinchè si muova contro la repressione dei diritti umani in atto. Quali sono le repressioni e censure in atto?”

E fa bene, quel che sta accadendo è assurdo e dovrebbe smuovere le coscienze di un occidente che è bravo a “esportare democrazia” solo nei paesi in cui c’è del petrolio da estrarre: potrei raccontarti dei bambini di 12 anni arrestati, dei ragazzi di 18 e 14 anni sparati dalla polizia o delle continue violenze perpetrate ai danni anche di passanti e giornalisti. Qualsiasi cosa io ti racconti, non può essere immaginabile per noi abituati a certi “standard” in occidente.

“Quale è la tua speranza per il futuro?”

Auspico che la popolazione di questa città ritorni serena e unita, perchè è convinzione comune che tempi bui la attendono.

Mi permetto però di approfittare di questa visibilità per fare un appello al nostro governo e in particolare al Ministro Di Maio e al nostro Presidente del Consiglio: io stesso sono un sostenitore della Belt and Road Initiative e mi rendo conto di quanto gli affari commerciali svolgano un ruolo predominante in tutto al giorno d’oggi.

Ma voglio ricordare che molti italiani vivono ad Hong Kong, e a prescindere da ciò, l’Italia ha una eredità storica e culturale che le imporrebbe una presa di posizione pubblica e ufficiale nel condannare ciò che sta avvenendo qui.

Per questo mi aspettavo una dichiarazione dal nostro Ministro degli Affari Esteri e dal Presidente del Consiglio che si è dichiarato più volte “Avvocato degli Italiani” e come tale lo dovrebbe essere anche per quelli che non si trovano più nei confini nazionali.