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Confagricoltura: le lacrime di coccodrillo dei sacerdoti dell’ambientalismo sulla pelle dell’Orso

Avezzano. La morte dell’orso marsicano e la sua tutela sono tornati al centro dello scontro tra ambientalisti e agricoltori. “Ancora una volta e a sproposito, la categoria degli allevatori è oggetto di attacchi sconsiderati e gratuiti da parte di un mondo ambientalista che ha l’unico scopo di nascondere il proprio fallimento rispetto alla tutela dell’orso marsicano”, ha spiegato Vinicio Blasetti, presidente sezione zootecnica Confagricoltura L’Aquila, “dopo decenni di gestione esclusiva del territorio e milioni di euro pubblici sperperati in progetti utili soltanto a consolidare il loro potere è evidente l’intento di scaricare su altri la responsabilità di avere una popolazione di orsi Orso bruno marsicano Foto R. Viscisull’orlo dell’estinzione e, come sciacalli, si gettano sulla sciagura di un orso morto per tubercolosi, attribuendone la colpa agli animali domestici super controllati dai servizi veterinari pubblici. Si nega l’evidenza, ma non nelle sedute carbonare, dove le organizzazioni degli allevatori non sono ammesse, di un fenomeno infettivo inverso, in altre parole sono gli animali d’allevamento che salgono indenni e controllati nei pascoli e ne ridiscendono infetti da un batterio per il quale abbiamo speso risorse pubbliche e private, tese alla tutela prima di tutto della salute dell’uomo. Il nostro territorio grazie al lavoro dei servizi veterinari della A.S.L in collaborazione con gli allevatori, era definito “ufficialmente indenne” da tubercolosi. Per effetto di politiche scellerate abbiamo fatto un salto indietro di trent’anni e, contrariamente a quello che dicono ambientalisti ed i parchi, i danneggiati, prima di tutti sono gli allevatori ed i loro animali e poi anche gli animali selvatici. E’ oramai noto a tutti il ritorno di malattie una volta debellate alle quali se ne aggiungono nuove provenienti da lontano per effetto della “globalizzazione”. L’introduzione a fini di ripopolamento di animali provenienti da ogni parte del mondo e la presenza di specie migratorie, ad esempio le rondini, costituiscono una delle ragioni per cui l’evidenza scientifica, emersa da studi promossi proprio dal P.N.A.L.M., dimostra che tutte le specie selvatiche presenti sul territorio sono affette da malattie infettive pericolose anche per l’uomo, figuriamoci per il povero orso. La sopravvivenza del plantigrado è condizionata all’allontanamento non delle vacche ma di un numero sempre crescente di figure inadatte a gestire il nostro territorio, soggetti che hanno una conoscenza solo teorica degli animali, professoroni e politicanti che hanno trovato un lavoro per effetto di ingenti prebende pubbliche sottratte al vero sviluppo della montagna e dei parchi. Questi sacerdoti dell’ambientalismo che disconoscono con tutti mezzi mediatici i meriti degli agricoltori e allevatori stanno rapidamente portando il nostro territorio alla rovina. Abbiamo chiesto al ministero dell’Ambiente e a quello dell’Agricoltura di aprire un tavolo di confronto che ci consenta di esercitare il diritto di difesa e di partecipazione a quella che riteniamo essere un debito di civiltà, ovvero pensare seriamente a come tutelare la sopravvivenza dell’orso marsicano. Marsicano appunto e allora per primi si dovrebbero ascoltare i Marsicani che da secoli vivono in un ambiente che ha consentito all’orso di  arrivato sino ad oggi. Spiace notare che il neo Presidente del Parco si sia immediatamente allineato alle tesi ambientaliste il modo più veloce per essere ricordato per l’estinzione del simbolo del parco: l’orso marsicano.