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Civitella aderisce all’evento europeo “La notte dei musei” con etnografia e arte sacra

Civitella Roveto. Museo Etnografico de’ Colucci, Museo Parrocchiale di Arte Sacra e Museo Pinacoteca Enrico Mattei. Saranno questi a Civitella i punti di attrazione, come oramai è consuetudine, a nell’ambito della manifestazione Europea. L’apertura notturna degli spazi espositivi ci sarà sabato 18 maggio dalle 19 alle 21. Il Museo Etnografico de’ Colucci dislocato in tre spazi diversi nel centro storico del paese, è stato concepito come centro di ricerche e studi scientifici e non come semplice luogo di conservazione o di esposizione. La raccolta degli oggetti, attrezzi da lavoro e macchine prevedono principalmente il loro studio al fine di scoprirne le origini, gli usi passati e l’utilità attuale.
Tornando al Museo etnografico si è deciso di esporre per ora solo ciò che serviva, per l’aratura, erpicatura, fienagione, semina, vagliatura, mortai e macine, farine, pesi e misure. Le arti e i mestieri: dal fabbro al falegname all’arrotino, ma anche riproduzioni fedeli per la lavorazione del vino, del latte e del miele. I reperti ESPOSTI sono oramai quasi 400.
Mentre lo spazio del Museo Parrocchiale di Arte Sacra propone la visibilità di rari e pregiati paramenti sacri, calici, croci e tutto ciò che occorreva per le funzioni religiose collegate. Oggetti decorosamente esposti in teche di vetro e retroilluminate.
Il Museo Pinacoteca Enrico Mattei esporrà una raccolta di quadri tutti i vincitori dei passati Premi di pittura Valle Roveto che vanno dagli anni ’50 fino ai tempi più recenti. Fra i pittori più famosi si annovera: Schifano, Menichelli, Vangelli, Simone, Sarra, Provino, Omiccioli, Magnolato, Ceracchini, Celimberti ed altri.
Nella piazza principale si esibirà in un “ risveglio musicale “ il Circolo Bandistico di Civitella.
Lungo il percorso ed a cura del Circolo “ I Briganti “ verrà allestito un banco gastronomico dove si potrà gustare una zuppa di fave e pancetta ed altri piatti tipici.
La famiglia dei Colucci di Civitella Roveto (proprietaria del museo etnografico ) come in un piccolo mondo agricolo familiare è riuscito a salvare dalla dispersione e dai sempre più esiziali saccheggi questo patrimonio cosiddetto minore che costituiva invece originale ed eloquente testimonianza della vita vera degli abruzzesi, della loro fatica e dei lavori quotidiani.
Il Museo raccoglie attrezzi e oggetti umili ma prodigiosi, è un luogo struggente, è il sarcofago di una esistenza cruda fatta di fatica e di sudore.
Questo complesso espositivo, diffuso in vari spazi del paese, deve essere diverso dagli altri musei sulla civiltà contadina esistenti in Italia. Con esso si vuole focalizzare il problema dell’uomo contadino, il suo pensiero, le sue condizioni di vita, il suo vivere quotidiano, la sua famiglia, la sua casa, quindi non si devono privilegiare solo gli aspetti legati alla concretezza materiale, alla forma, all’aspetto tecnologico di realizzazione o d’uso dell’oggetto esposto, ma anche tutto quello che ci fa comprendere, gli atteggiamenti, le idee, la saggezza, le lotte sociali, di quell’uomo preindustriale. Ci si trova così a riflettere sui rapporti che il contadino aveva con la terra, con gli animali, con il lavoro, basati nel mondo agricolo esclusivamente sullo sforzo fisico di uomini e donne, vere e proprie bestie da fatica, che nei campi si sfiancavano insieme ai buoi, ai muli, agli asini e, quando non li possedevano, talvolta li sostituivano.
Altra finalità del Museo è quella di poter offrire un adeguato “ strumento didattico “ agli studenti di ogni ordine e grado ( già si è registrata la presenza studentesca di alcune scuole superiori di Avezzano) che, visiteranno annualmente lo spazio espositivo, traendo spesso motivi per tracciare ricerche, studi e tesi sulla cosiddetta cultura materiale abruzzese.
Il nuovo spazio espositivo della Rua Ritta (ora via Regina Margherita) al civico 13/a, raccoglie le arti ed i mestieri più comuni in paese, il falegname (con i suoi infiniti lavori nella costruzione di tavoli, sedie, armadi ecc.); Il fabbro (capace di forgiare il ferro ma anche trasformarsi in maniscalco per rimettere a nuovo i ferri agli asini, cavalli e buoi); L’arrotino (che sapeva anche tornire il legno) o il segantino. Un’antica centrale idroelettrica per abitazione degli anni ’20, una ventilatrice per legumi. Poi c’è l’angolo del pastore “la mandra” così chiamata in paese) con la sua fase di lavorazione per produrre il formaggio; L’apicoltore “ il mielaio “ con il ciclo produttivo, riflesso e testimonianza di una vitalità della tradizione apicola radicata nel territorio. Non mancano alcune rare macchine dalla trinciaforaggio alla traglia (macchina da trasporto senza ruote a trascinamento),”il vinaiolo” con il ciclo produttivo e raccolta dell’uva fino alla spremitura e l’imbottigliamento, vari distillatori per rosoli, elisir ed alcool; il basto per l’asino con i suoi contenitori da trasporto ( jù biunzo e jù cistrono ). Un vero e proprio laboratorio didattico ove annualmente verranno riproposte le fasi lavorative, della vite, del miele e del latte.
Sul piano metodologico, si è inteso “ ricostruire “ una sorta di visita guidata, creando un vero e proprio itinerario museale attraverso il quale si ripercorrono le singole sezioni espositive, rivolgendo l’attenzione ai reperti più significativi mediante l’esame di schede-campione esplicative e fotografiche.
E’ dunque un museo dell’abruzzesità, dell’identità culturale, nel tempo in cui televisione, globalizzazione e cultura di massa indifferenziata vanno cancellando rapidamente queste meravigliose differenziazioni, frutto di millenni di adattamento ai particolari ambienti naturali dove hanno vissuto e sviluppato le loro diverse economie. La visita e gratuita.