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Chiesto l’arresto per Lusi, negato però sequestro pc Margherita. La difesa: siamo sconcertati

Avezzano. E’ stato chiesto, con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, l’arresto del senatore marsicano di centrosinistra Luigi Lusi, accusato di appropriazione indebita in relazione a un presunto ammanco di almeno 20 milioni di euro dalle casse della Margherita, di cui è stato tesoriere. Ora la palla passa alla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato. Ma infuria la polemica, da parte della difesa, sulla decisione della magistratura romana di non sequestrare, fino a questo momento, il sistema informatico contabile della Margherita, come richiesto dalla difesa di Lusi. «Non ci è stata data alcuna risposta», hanno affermato gli avvocati. Agli arresti domiciliari sono invece finiti la moglie di Lusi e due commercialisti. L’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata questa mattina a Giovanna Petricone e ai due professionisti che hanno curato gli interessi delle società immobiliari sempre riconducibili al senatore di Capistrello. I provvedimenti restrittivi sono stati richiesti dalla procura di Roma che indaga sulla vicenda. Nell’ordinanza cautelare che il Gip ha inoltrato al Senato nei confronti di Luigi Lusi c’è anche il reato di associazione per delinquere che la Procura fino a pochi giorni fa non aveva ipotizzato. La difesa si dice «sconcertata» per la richiesta del gip Simonetta D’Alessandro. «Questo provvedimento arriva dopo aver reso una ampia confessione e dopo aver chiesto una perizia contabile attraverso un incidente probatorio che ci è stato rigettato», spiega l’avvocato Luca Petrucci, difensore del senatore Luigi Lusi, «inoltre, dopo aver messo a disposizione della Margherita tutti i beni immobili oggetto di contestazione da parte della magistratura, è stata disposta una misura cautelare, ma non si comprende su quali elementi nuovi si basi». L’avvocato Titta Madi ha invece commentato la vicenda sostenendo che “la Margherita e i suoi esponenti sono vittime di un reato molto grave”.