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Celano, Piccone nelle intercettazioni: “Il sindaco è il capo degli asini, è allo stato grezzo”

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Celano. Il segretario comunale Giampiero Attili lo definisce “il padrone di Celano”, “l’imperatore”. Secondo il gip del tribunale di Avezzano, Maria Proia, era lui che decideva chi assumere, come farlo e quando farlo. Tutto ricostruito tramite decine e decine di intercettazioni ambientali, telefoniche, audio e video.

È Filippo Piccone, fino a ieri vicesindaco di Celano ma ai tempi dell’inchiesta condotta dai carabinieri del nucleo investigativo dell’Aquila, consigliere comunale.

Come scrive il gip Proia sono “numerose le conversazioni in cui Piccone aveva dato disposizioni ai funzionari comunali in ordine alle proroghe contrattuali e all’impiego dei dipendenti, sia comunali sia delle varie cooperative o nell’affidamento degli incarichi ai professionisti”.

Certamente la posizione più delicata è quella di Piccone, che, come ampiamente illustrato con riferimento ai singoli capi di imputazione, riveste il ruolo di vero e proprio dominus all’interno dedll’amministrazione celanese, forte anche dei precedenti incarichi politici ricoperti: lo stesso, infatti, dal 2006 al dicembre del 2017, era stato prima senatore e poi deputato e, ancor prima, aveva ricoperto la carica di sindaco di Celano, svolta nell’anno 2000. Tali incarichi, infattio, gli avevano consentito di acquisire, nel tempo, non solo un notevole consenso elettorale, ma anche una rete capillare di relazioni sia all’interno del comune che nel mondo imprenditoriale.

 

“Fai conto che io in questo momento mi sento più del sindaco, no…mi sento molto più del sindaco… (incomprensibile) io da una parte ho la responsabilità della città”, dice Piccone in un’intercettazione trascritta nell’informativa depositata in procura, del 29 novembre 2018.

Il gip nell’ordinanza con cui ha disposto l’arresto e il trasferimento in carcere di Piccone ha anche spiegato come “era solito ricevere nel suo ufficio amministratori, tecnici e imprenditori, i quali successivamente provvedevano a tradurre in atti amministrativi le sue decisioni, anche in accordo a professionisti e  imprenditori illecitamente incaricati, dando una parvenza di legalità alle varie procedure”.

“Sebbene la posizione di Settimio Santilli”, scrive semore il gip del tribunale di Avezzano, “non sia equiparabile a quella del coindagato Piccone, tuttavia, lo stesso è ben consapevole di quanto accadeva all’interno dell’amministrazione comunale, come dimostrano le numerose intercettazioni in atti, richiamate in rapporto a ciascun capo di imputazione”.

Dunque il sindaco Santilli sapeva cosa accadeva in Comune. E lo sapeva anche il segretario comunale Giampiero Attili, che come emerge dalle intercettazioni dei militari dell’Arma, era stato scelto a ricoprire il ruolo al Comune di Celano, proprio grazie a Piccone.

Giampiero Attili dice in una conversazione: “e io c’ho uno che mi mette l’ansia addosso… dice il sindaco… vicesindaco… ex vicesindaco… insomma il padrone di Celano”, facendo riferimento a Piccone.

Un sistema clientelare che Imparato spiegava così, riferendosi alla cooperativa con cui si assumevano persone per farle lavorare in Comune: “l’avete sempre gestito voi… cioè voi… chi… le persone che stanno su… m’hanno detto la gente che devo piglià, ch enond evo piglià e cosa… anche se, essendo una cooperativa sociale… ma in realtà di sociale non c’ho manco una persona… perché sono tutta gente che poi… mi dicevano piglia questo piglia quest’altro… e si è sempre andato avanti così… Filì se io qua questo lavoro lod evo dare a un altro… basta che me lo dici”.

Nell’ordinanza si legge anche come lo stesso Piccone nutrisse “scarsa stima” per il primo cittadino Settimio Santilli.

Anzi, aveva addirittura alimentato per questi scarsa stima, come si evince dalla conversazione riportata nel corso del quale Piccone era tornato a parlare dell’idea del sindaco di affidare a Francesco Stornelli una direzione dei lavori definendo il primo cittadino “il capo degli asini” ammettendo di essere stato lui ad agevolare l’assunzione di tale carica “l’ho fatto sindaco, probabilmente lo rifaccio pure per quanto gli voglio bene, però è cap’iciucc (capo degli asini) ci sta poco da fare e aggiungendo” in sede di raffinazione ancora non c’è passato, lui è sempre stato allo stato grezzo”.

“In varie occasioni”, scrive il gip, “aveva anche ammesso di avere provveduto di persona alla selezione di Settimio Santilli quale sindaco della città, di Giampiero Attili quale segretario comunale, del dirigente dei lavori pubblici e del Cuc Luigi Aratari, nonché del dirigente dell’ufficio urbanistica e Suap Valter Angelo Specchio”.

Perché questa amministrazione l’ho fatta io, perché tu stai in questa amministrazione perché ti ho voluto io rivolgendosi ad Attili, perché Luigi Aratari sta in questa amministrazione perché l’ho voluto io, diceva Piccone.