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Caso mascherine, l’opposizione risponde e accusa il sindaco: gravi i riferimenti agli operatori sanitari

Avezzano. Il caso delle mascherine a Tagliacozzo continua a tenere banco nonostante la grave emergenza sanitaria in corso. Tutto nasce da un intervento di alcuni sanitari  dell’ospedale di Tagliacozzo che hanno voluto a onor del vero  sottolineare  di averne ricevuto solo una parte delle 1.200 donate e non tutte. Questo perché non precludesse loro di ricevere una nuova fornitura dalla Asl (fuorviata magari dalla cifra di 1.200 donate all’ospedale non reale)  una volta terminata la scorta. Sono infatti mascherine monouso e i sanitari  temono di restare sprovvisti in breve tempo, ritrovandosi a lavorare senza protezioni.

Questa posizione dei sanitari ha  scatenato la reazione del sindaco. Una reazione arrivata nonostante nell’articolo  non fosse stato chiamato in causa né accusato di nulla da nessuno, e nonostante abbia confermato (così come i sanitari affermavano) che solo una parte era stata consegnata all’ospedale. Tanto che il sindaco  ha presentato una denuncia alla procura contro ignoti.

Sulla vicenda c’è ora la presa di posizione  dell’opposizione che dopo aver appreso della situazione aveva presentato una interrogazione e che stigmatizza la reazione del primo cittadino fatta di “attacchi violenti e ingiustificati”. 

“Mi arrivano decine di messaggi e di telefonate di persone che dopo aver letto un post-messaggio del sindaco mi chiedono che cosa stia succedendo”,  afferma il consigliere Vincenzo Montelisciani, “ebbene, in qualità di Consigliere comunale, nell’espletamento del mio mandato, allarmato dalla notizia, stando a casa come tutti e dunque non avendo modo di verificare in prima persona la situazione, ho voluto subito chiedere al Sindaco dei chiarimenti con lo strumento che il testo unico degli enti locali mette a disposizione: un’interrogazione, cioè una semplice e banale domanda (art. 43 TUEL).
La notizia uscita sul giornale online riporta una questione seria, di interesse locale, che assume importanza ancora maggiore in questo momento di emergenza nazionale.
Io, che in nessun modo in questi giorni ho avuto modo di interloquire con gli operatori sanitari, né con i giornalisti della testata che ha pubblicato l’articolo, ho soltanto posto una domanda, come la legge e la mia coscienza mi impongono di fare. Perché ciascuno deve svolgere il suo lavoro e il suo dovere. Sempre e a maggior ragione in momenti come questo. L’ho fatto in silenzio, per iscritto, senza clamore mediatico, proprio per evitare polemiche inutili, ché in questo periodo davvero non ce ne è bisogno.
Se qualcuno pensa che porre una domanda secondo legge sia oltraggioso, allora si impegni per l’abolizione dei consigli comunali, della democrazia e dello Stato di diritto, che, forse suo malgrado, continuano ad esistere, nonostante l’emergenza. Lo dimostrano anche le doverose comunicazioni rese al Parlamento in queste ore dal Presidente del Consiglio.
Il Sindaco, e siamo alle solite, ancora una volta, non ha perso l’occasione per gettare discredito sull’operato della stampa e del sottoscritto. Una tecnica sperimentata, quella di trovare il nemico e di urlare al sabotaggio o al complotto, per accentrare su di sé l’attenzione, passare per vittima, nascondere lacune e carenze, attrarre consensi facili.
Se le offese che il sindaco è solito elargire a me e alle Istituzioni sono ormai prassi, ancora più gravi sono i riferimenti agli operatori sanitari del nostro nosocomio, in un momento del genere. Il sindaco si sente davvero così ebbro di potere da offendere medici e infermieri (troppo generici, dice), che quotidianamente sono in prima linea nelle corsie del nostro ospedale? Davvero pensa di poter trattare in questo modo professionisti che proprio in queste ore sono sul fronte a combattere per tutti noi la più difficile sfida che la Nazione abbia vissuto da settant’anni a questa parte? Lavoratori attivi nel più essenziale dei servizi che chiedono solo di poter operare in sicurezza?
Questo atteggiamento è vergognoso e persino pericoloso, perché compromette la qualità del dibattito pubblico, lo svolgimento civile e composto della vita democratica, il diritto dei cittadini di capire cosa accade. Perché le continue contumelie e gli scontri inutilmente violenti generano confusione e allontanano le persone dalla vita politica e dalle istituzioni.
A chi crede che le vuote minacce e l’arroganza ostentata possano fermare la democrazia, le regole della trasparenza, i doveri di vigilanza, rispondiamo che abbiamo le spalle grandi, tanta pazienza, volontà in abbondanza, spirito di sacrificio, senso del dovere, e centinaia di persone che ci invitano ad andare avanti”.

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