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Gironi Divini: finiamo di presentare le cantine della settima edizione

Guardiani Farchione, Tilli, Pietrantonj, Nic Tartaglia, Rapino, Cooperativa Olearia Vinicola Orsogna, Monti, Cioti

Dopo le presentazioni dei giorni scorsi, chiudiamo il cerchio presentandovi le ultime otto cantine sul totale di 49 che ha contraddistinto questa edizione record!

Guardiani Farchione
65028, Tocco da Casauria (Pescara)
Via XX Settembre, 30
Tel. 085880509
www.guardianifarchione.eu

Ettari vitati: 12.00
Produzione annua: 65.000
Biologico: si
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: no

Era il 1860 e a Tocco Da Casauria, piccolo borgo ubicato sulle colline pescaresi, a metà tra mare e montagna, Giovanni e Eleonora De Lutiis, piccoli produttori di vino sfuso, decisero di edificare un palazzo al cui interno potessero ricavarne una cantina destinata all’invecchiamento di bottiglie con annate particolari che veniva poi, in un secondo momento, regale ad amici o stappate in occasioni speciali. La produzione in proprio avverrà a partire dal 1930 e, nel 1974, Domenico Guardiani insieme alla moglie Maria Farchione, imbottigliano la prima etichetta di Montepulciano d’Abruzzo a marchio Tenuta del Ceppete il cui nome identifica il territorio di appartenenza del prodotto. La meravigliosa e suggestiva cantina tutta ovattata nel tufo e scavata nella pietra, non solo è l’ambiente ideale per l’invecchiamento dei vini ma è soprattutto meta apprezzata e gradita da turisti che possono ammirarne le bellezze architettoniche. “Abbiamo intenzione di realizzare innovazioni in cantina con nuove tecnologie, cosa che facciamo costantemente. Da quest’anno abbiamo inserito una nuova linea di vino, il vino grigio. Prossimamente vorremmo uscirne con un rosso igt. Pur essendo un’azienda con tanti anni di storia sulle spalle, cerchiamo insomma di migliorarci, sia a livello di azienda che di cantina”. A svelarci i piani presenti e futuri dell’azienda è Stefania Farchione che insieme al marito si batte per dare una veste imprenditoriale moderna ad una cantina, quella dei Guardiani Farchione, tra le più antiche in Abruzzo. Già, la cantina, vero punto di forza dell’attività che va avanti dalla seconda metà dell’800. “E’ una cantina storica di invecchiamento: fonte di attrazione per turisti e appassionati di vino. Risale ai primi del 1800 ed è interrata a diversi metri sotto un antico palazzo. E’ scavata nella pietra della Majella ed ha una temperatura costante di 18 gradi, ambiente ideale per invecchiamento e affinamento dei nostri vini”. Tradizione e innovazione viaggiano sugli stessi binari, ecco perché a prodotti più tradizionali se ne affiancano altri sviluppati secondo le nuove richieste del mercato. Su tutti c’è il cerasuolo biologico. “Siamo certificati bio dal 1980 – continua – abbiamo certificato sempre le nostre uve e le nostre olive, producendo su oltre 20 ettari di uliveto. Fino a qualche anno fa l’idea del biologico ci spaventava, non eravamo pronti. Ma dallo scorso anno abbiamo deciso di dare una svolta per vedere la risposta del mercato. Abbiamo puntato sul cerasuolo, vino giovane, fresco, estivo. Con il tempo vedremo se abbiamo avuto ragione oppure no. Crediamo molto al biologico ma bisogna capire anche la tendenza del mercato che sembra essere orientata più sul prodotto convenzionale che non sul bio”, conclude. Un’azienda che lavora molto bene e che merita senz’altro di essere maggiormente conosciuta.

Nic Tartaglia
65020, Alanno (Pescara)
Via Oratorio, 24
Tel. 3339484475
www.nictartaglia.com

Ettari vitati: 12.00
Produzione annua: 30.000
Biologico: no
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: no

Attiva ufficialmente dal 2015, la cantina Nic Tartaglia, di proprietà dell’omonimo titolare classe 1983, nel giro di pochi anni ha avviato un processo produttivo importante in cui può vantare dei numeri non indifferenti; attualmente sono circa 30.000 le bottiglie immesse sul mercato, ma il potenziale dei vigneti si aggira sulle 100.000 all’anno. Dunque, quantitativamente parlando, vi sono ampi margini di miglioramento. Ad Alanno, in provincia di Pescara, nei 13 ettari a disposizione dell’azienda, le varietà coltivate sono i vitigni autoctoni montepulciano d’Abruzzo, trebbiano d’Abruzzo, pecorino e gli internazionali chardonnay e cabernet. E’ tra i produttori vinicoli più giovani in Abruzzo e con un nome che sembra uscito fuori da un film hollywoodiano. Parliamo di Nic Nicola Tartaglia. Muoversi nel competitivo mercato del vino è tutto fuorché facile. “Al momento la mia attenzione è focalizzata su una maggiore crescita commerciale e sulla costruzione di una cantina di proprietà perché almomento ho una struttura in affitto che mi limita un pochino. Ci sono anche in altre linee di vino in mente ma attualmente sono ben lungi dall’essere realizzate”, dichiara Tartaglia, classe 1983. “In questi quattro anni di attività sono cresciuto sul mercato nazionale e su quello estero, anche grazie all’arrivo di nuove tipologie di vino e alle riserve. Ai giovani cosa posso consigliare? Tanta pazienza, sicuramente delle risorse economiche importanti perché per produrre vino è un attimo ma per venderlo ci vuole tanto”. Il discorso finisce sulla valorizzazione del vino abruzzese e su cosa si rende necessario per colmare il gap con le altre regioni. “Purtroppo siamo riconosciuti come una regione che produce vino economico. Secondo tabù la collaborazione che tanto si paventa avviene solo a parole. Il Consorzio Vino Abruzzo sta iniziando a fare bei lavori, soprattutto da un paio di anni, dove si cercano di fare manifestazioni fuori regioni con banchi d’assaggio e via dicendo. Nonostante venga riconosciuta la qualità dei nostri vini e della nostra produzione, non siamo ancora a livello di Toscana e Piemonte deve spesso non ci si accontenta di una sola cantina.  Sono dell’idea che comunque vada la promozione in loco va fatta, perché internet non può sopperire a tutto e non tutta la clientela fa uso delle nuove tecnologie. Pensiamo ad esempio alla fascia di cinquantenni, sessantenni che magari non usano il web. Non è neanche facile farsi conoscere online, meglio essere presenti fisicamente”. Cinque anni di attività e tanta passione, questo è Nic Tartaglia.

 

Cooperativa Olearia Vinicola Orsogna
66036, Orsogna (Chieti)
Via Ortonese, 29
Tel. 087186321
www.orsognawinery.com

Ettari vitati:
Produzione annua:
Biologico:
Cantina visitabile:
Ristorante o camere:

Cantina Orsogna 1964 nasce nel 1964 e oggi, a distanza di più di cinquanta anni da sua fondazione, può annoverare circa 500 soci operativi su 1200 ettari di vigneto. Nata per volere di un gruppo di viticoltori decisi a investire su questo territorio, vanta l’85% dei vigneti certificati biologici. Dato, questo, che le consente di essere il principale produttore di uva biologica in Italia. Inoltre, il 35% dei vigneti è biodinamico e certificato Demeter, potendo così così competere in Italia e all’estero circa la produzione di vino con queste caratteristiche. Biologico e biodinamico sono due tipologie di vino e di processi produttivi, ma, al tempo stesso, rappresentano le basi di un’ideologia di ecosostenibilità che fa dell’amore e del rispetto per la natura e l’ambiente il suo credo. In quest’ottica, lacantina Orsogna 1964 è arrivata oggi a bandire completamente l’uso delle plastiche, eliminando le capsule sulle bottiglie su tutti i vini biologici e biodinamici, anche mediante diverse campagne con importanti enti internazionale impegnati nella salvaguardia del pianeta. Oggi produce circa 1.500.000 bottiglie l’anno, con notevoli margini di crescita. La base ampelografica dei vigneti è costituita dal montepulciano per circa il 30% e la restante parte da trebbiano d’Abruzzo, sangiovese, malvasia, chardonnay e moscato, oltre ai vitigni autoctoni passerina, cococciola e pecorino. Il 70% della produzione viene esportato in trenta paesi nel mondo tra Usa, Canada, Europa, Giappone e Cina. Il primo mercato di riferimento è la Germania, seguito da Stati Uniti e penisola scandinava. L’azienda aderisce ogni anno a iniziative a supporto della comunità locale e a tutela dell’ambiente. La cantina ha inoltre scelto di ridurre abolire della plastica e ad oggi tutte le bottiglie delle linee biologiche e biodinamiche sono prive di capsula; infine ha affidato alla cooperativa sociale “Il Sole” una parte dell’attività di chiusura dei tappi secondo l’antica tradizione contadina della legatura a corda. Pionieri per natura: la Cantina, dalla vendemmia 2013, è l’unica a produrre il Pinot Grigio Biodinamico con il suo colore naturale ossia ramato con riflessi rosati. Sono i primi a produrre anche il Primitivo IGP Terre di Chieti in Abruzzo: nel 2015, dopo anni di studio, si è pensato di riportare questo vitigno pugliese in terra di Chieti con un ottimo risultato. Unici produttori di vini biologici con utilizzo per le fermentazioni di lieviti selezionati dai pollini, provenienti da alveari posizionati in prossimità di piante del territorio. Unici a produrre quattro vini da uve appassite: Malvasia, Montepulciano, Pinot Grigio, Primitivo. Insomma…se quando si parla di cooperative sociali il pensiero va a realtà lente e improntate a un modello di produzione un po’ “datato” e di mediocre qualità, beh, qui ad Orsogna Winery è tutta un’altra musica!


Cantina Rapino
66023, Francavilla al Mare (Chieti)
C.da Setteventi, 20
Tel. 3314628600
www.aziendarapino.it

Ettari vitati: 7.00
Produzione annua: 13.000
Biologico: si
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: no

Tre anni fa il montepulciano della collina Setteventi veniva inserito tra i migliori cento vini italiani della Top Hudred 2016, prestigiosa e autorevole selezione dei vini italiani curata da Papillon, club del famoso giornalista e critico enologico Paolo Massobrio. Bella soddisfazione per Emilio Rapino, imprenditore quarantaduenne di Francavilla al Mare che porta avanti la tradizione familiare dedita alla produzione vinicola. La storia prende avvio negli anni ’70, quando Rocco Rapino diede avvio all’attività che oggi, appunto, è portata avanti dal figlio Emilio che con grande capacità e caparbietà ha saputo intrecciare le tradizioni delle passate generazioni con le più importanti innovazioni tecnologiche dei giorni nostri. “In questo preciso periodo storico stiamo lavorando molto sulla valorizzazione territoriale dei nostri prodotti, vini che tendenzialmente stanno procedendo verso una naturalezza più marcata. Attualmente abbiamo biologici che sono lavorati senza chiarifiche e filtrazioni e, quindi, rispecchiano molto il gusto del terroir della nostra zona. Per il futuro stiamo allargando la nostra produzione e vogliamo realizzare vini a fermentazioni spontanee”. Inizia con queste parole la nostra chiacchierata con Emanuele Rapino, imprenditore quarantaduenne di Francavilla al Mare che porta avanti la tradizione di famiglia dedita alla produzione del vino fin dagli anni ’70. “Per spiccare sul mercato bisogna caratterizzarsi e non creare prodotti che siano standardizzati. E’ essenziale portare sulle tavole la territorialità, perché ognuna di esse ha un’identità non replicabile e, a sua volta, gode di un vero e proprio microclima. Fuori dall’Abruzzo, circa i prodotti offerti dalle quattro province, c’è maggiore sensibilità rispetto a cinque anni fa. Oltretutto c’è maggiore attenzione a questo genere di prodotti. Si sente la netta differenza nel volere qualcosa di marcatamente territorialeAnche se ancora abbiamo tanta strada da fare per essere al passo con altre regioni del vino più famose”. Prima di chiudere, infatti, non risparmia una critica che coinvolge il settore del marketing territoriale legato alla promozione dei vini. “Riguardo questo aspetto non siamo all’avanguardia con gli apparati comunicativi delle altre regioni. Pensiamo che le immagini dell’Abruzzo che girano sono sempre le stesse. Bisogna far capire che c’è differenza tra chi produce vino assemblando la filiera nella propria azienda e chi, invece, ne fa solo una parte. Se il consumatore non capisce la differenza vuol dire che non si riesce a comunicare bene questa cosa. Ed è grave”, conclude Rapino.


Cantina Tilli
64043, Casoli (Chieti)
Via Ascigno, 22
Tel. 3312415595
www.aziendatilli.it

Ettari vitati: 12.00
Produzione annua: 47.000
Biologico: si
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: no

Per Pier Carmine Tilli l’enologia non è solo una passione, è l’occasione per mostrare a tutto il mondo il suo talento. Era il 2014 e l’allora ventottenne titolare dell’omonima azienda agricola di Casoli, fondata nel 2009, otteneva due importanti riconoscimenti in occasione del Prowein di Dusseldorf, rassegna tra le più importanti in Germania che quell’anno coinvolse circa 4.700 espositori provenienti da oltre cinquanta paesi. A imporsi nella categoria “Beste qualitat, bester preis” (miglior rapporto qualità prezzo) il Lupus montepulciano d’Abruzzo d.o.c. e il Concetto Merlot Igt 2011, entrambi ottenuti con metodi biologici. Un trampolino di lancio interessante per una giovane azienda e un giovane produttore, capace di sposare passione e competenze e dare vita a una cantina che, nel giro di breve tempo, ha saputo ritagliarsi uno spazio nel panorama vinicolo abruzzese. Con tutto il futuro davanti a sé. Un processo di crescita sviluppato in dieci anni, come minimo. Questa è la deadline che la giovanissima cantina Tilli si è data all’indomani della sua fondazione, nel 2009. Solo dopo aver passato questo breve periodo ci si è potuti sedere a tavolino e fare un bilancio della prima decade di attività. E’ quanto ci spiega Sara Tilli, responsabile del settore commerciale dell’azienda fondata assieme al fratello Pier Carmine. “Abbiamo costruito tutto da zero. Bisogna avere bene in mente un progetto valido e, dal momento in cui si parte, focalizzarsi su un punto che guardi almeno a dieci anni in avanti. E’ altresì fondamentale avere una visione oggettiva riguardo il posizionamento dell’impresa sul mercato e circa la produzione di bottiglie in relazione agli ettari vitati a disposizione. Solo oggi possiamo fare un resoconto, ed è positivo. Ma abbiamo già fissato nuovi obiettivi”. Per una realtà giovane, si sa, spesso le porte sono precluse. Con altrettanta frequenza ci si può imbattere in tabù e pregiudizi consolidati all’interno di un mondo, quello del vino, in cui la tradizione ha un peso specifico notoriamente rilevante. “Quando il marchio non è conosciuto si deve lavorare con molta più decisione e capillarità rispetto a cantine nate trenta anni fa, ad esempio. L’aspetto commerciale è quello che impatta per la difficoltà, se teniamo in considerazione il nome dell’azienda e gli anni di produzione all’attivo. E’ essenziale concentrarsi molto sull’affermazione del marchio e sull’aspetto commerciale per farsi conoscere sul mercato, altrimenti la strada sarà sempre in salita”, prosegue Sara. “Come azienda non siamo abituati a fare molto marketing online perché lavoriamo principalmente con l’estero i cui venditori curano già da soli questo aspetto. In Italia, su questo canale di comunicazione, dobbiamo ancora svilupparci per bene”. Circa la valorizzazione del vino abruzzese, invece, le idee sono molto chiare. “Si dovrebbe creare un’immagine comune affermandolo molto fuori dalla regione, pensiamo alla Toscana con il relativo Marchio Toscana. Si dovrebbe fare più gruppo e promuoverci più a livello di collettivo che non privatamente per via di una serie di ovvie ed evidenti disparità”.

Cantina Monti
64010, Controguerra (Teramo)
C.da Pignotto, 54
Tel. 086189042
info@vinimonti.it

Ettari vitati: 10.00
Produzione annua: 60.000 bottiglie
Biologico: no
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: no

Prossima al traguardo del mezzo secolo di attività, la cantina Monti vive un momento d’oro, tra nuovi imbottigliamenti e progetti export ambiziosi e in grado di dare lustro e attrattività al suo brand. Gli ultimi ventiquattro mesi per l’azienda di Controguerra sono stati ricchi di soddisfazione, a iniziare dal premio “Gold” al Pescara Wine Festival per il vino Voluptas 2014 fino al riconoscimento Angelo Betti – medaglia di Cangrande, benemerito della viticoltura 2018. Il successo della cantina lo si deve a Emilia Monti, titolare della stessa, che, con passione e grande volontà, porta avanti l’attività avviata dal nonno. “L’interesse per il vino abruzzese è cresciuto nella misura in cui è progredita la consapevolezza di ciò che si beve. C’è più attenzione, questo si, ma, secondo me, non siamo realmente valorizzati per i prodotti che circolano”. Con questa opinione forte e poco fraintendibile, si apre la nostra conversazione con Emilia Monti, titolare della cantina teramana Monti, una delle aziende che hanno fatto la storia del vino abruzzese e che il prossimo anno festeggerà l’invidiabile traguardo delle 50 vendemmie! Sul banco degli imputati finisce l’imbottigliamento dei vini, reo di sviluppare il 70% del lavoro fuori regione, per lo meno per ciò che riguarda il montepulciano. “Non va bene assolutamente – prosegue – si vanno a valorizzare economicamente altre regioni. Sappiamo che questo aspetto va cambiato, ma non verrà mai accettato il doverlo fare, richiede troppe cose da mettere a posto. La Regione Abruzzo, intesa come ente istituzionale, dovrebbe fare di più, soprattutto da un punto di vista turistico che, quindi, andrebbe a favorire la promozione del brand. Le altre regioni sono partite prima di noi e quindi sono in vantaggio, ma lo sforzo è davvero minimo rispetto a ciò che viene realmente fatto per sostenere i produttori locali”. Il focus della cantina, ci svela, varia a seconda degli impegni stagionali. Adesso è rivolto alla vendemmia, con tutto ciò che comporta, e all’export, ad esempio negli Stati Uniti e in Germania e Svizzera con workshop e degustazioni. “Bisogna organizzarsi tra vari obiettivi: quello commerciale, quello promozionale e quello relativo al discorso produttivo che è alla base di tutto. La comunicazione è un parte fondamentale per la vendita. Per noi si avvicina il traguardo dei primi 50 anni di attività: un’occasione importante intorno alla quale organizzeremo festeggiamenti, tour promozionali, eventi, per far conoscere la nostra storia e i nostri vini”. Mezzo secolo di tradizione abruzzese, complimenti.

 

Filiberto Cioti Vini
64012, Paterno (Teramo)
Tel. 3396276273
www.aziendaagricolacioti.it

Ettari vitati: 5.00
Produzione annua: 25.000
Biologico: si
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: no

L’azienda agricola Cioti sorge nelle tranquille campagne teramane, location storicamente devota alla tradizione vitivinicola. La Famiglia Cioti, tra le più antiche presenti sul territorio, porta avanti l’antico bagaglio viticolo, ripropongono nei loro vini le rare uve di vitigni autoctoni, alcuni dei quali in via di estinzione. L’azienda, dagli anni ’80, ha attivato un processo di recupero degli antichi cloni locali sia di uve bianche che nere e sta riconvertendo i fondi a disposizione a vigneto che oggi sono rappresentati da circa 4 ettari. Le uve raccolte a mano sono presto trasportate in cantina, tutte le fasi della lavorazione sono condotte con passione personalmente dalla Famiglia Cioti, quasi a voler lasciar la propria impronta su ogni bottiglia prodotta. “Non è facile far capire alla gente che il montepulciano è un prodotto di assoluto valore, di nicchia, e che non può essere commercializzato per pochi euro. E’ una politica che non aiuta la sua promozione e, al tempo stesso, la sua valorizzazione”, ci dichiara subito e senza peli sulla lingua Filiberto Cioti, produttore teramano serio e orgoglioso, fino a poco tempo fa titolare dell’omonima azienda che ora è passata nelle mani del figlio. “Nella nostra zona di  appartenenza abbiamo la docg che una grossa mano l’ha data, ma ora sono arrivati anche i grossi imbottigliatori e quindi la situazione è cambiata. Non è facile. Produciamo solo da vitigni abruzzesi autoctoni, facciamo anche il vino cotto tradizionale. Sembrerà una cosa strana, ma secondo noi bisogna spingere su tutti i prodotti che incarnano la vera tradizione abruzzese, anche su prodotti come il mosto cotto. Tutto ciò non è stato fatta a dovere nel passato. Ognuno va per conto suo, sempre più verso bottiglie commerciali, che non hanno più anima o identità. Per avere un prodotto diverso dallo standard, bisogna puntare su quello più tradizionale. Stiamo allargando la produzione con l’obiettivo di realizzare vino biologico e biodinamico. Come regione Abruzzo stiamo facendo il nostro meglio con quello che abbiamo. Purtroppo gli altri sono arrivati prima. C’è solo da recuperare il terreno perduto”, conclude.

Azienda Vitivinicola Pietrantonj
67030, Vittorito (L’Aquila)
Via S. Sebastiano, 38
Tel. 0864727102
www.vinipietrantonj.it

Ettari vitati: 60.00
Produzione annua: 350.000 bottiglie
Biologico: no
Cantina Visitabile: si
Ristorante o camere: no

Nella Valle Peligna, a Vittorito per la precisione, la famiglia Pietrantonj porta avanti la sua attività di produzione vinicola avviata nel corso della prima metà dell’800. Immersa in un’oasi di pace nel cuore verde d’Abruzzo, circondata dalle montagne del Sirente, della Maiella e del Morrone, l’azienda possiede 100 ettari di proprietà (60 vitati) dove vengono allevati i vitigni tipici del territorio: trebbiano, malvasia, pecorino, passerina, montepulciano d’Abruzzo, parte con il sistema della pergola abruzzese e parte a filare. Sempre al passo coi tempi, fin dal 1893 quando Alfonso Pietrantonj fece realizzare due cisterne dalla capacità complessiva di 1402 ettolitri, poste a 14 metri sottoterra. “A livello agronomico stiamo completando i nuovi impianti di alcuni vigneti a Vittorito. Come cantina, invece, stiamo aprendo a nuovi mercati esteri, sicuramente tra i progetti più imminenti. Soprattutto negli USA, grazie a nuove collaborazioni. Purtroppo in Italia uno dei grandi problemi è la puntualità dei pagamenti e questo per cantine che, anche con numeri importanti, mantengono ancora una gestione familiare come la nostra, questo è un grande problema. All’estero sai quello che vendi e sai che i pagamenti arriveranno puntuali, e questo ti permette di respirare e pianificare le cose al meglio”Roberta Pietrantonj, titolare insieme alla sorella Alice dell’omonima azienda, pone l’accento sui movimenti della sua azienda e lo fa con una conversazione a trecentosessanta gradi. “C’è stato un interesse importante verso il vino abruzzese, anche se è pur vero che gli ultimi dieci anni hanno coinciso con una fase delicata per l’economica globale. Poi c’è un problema di sovrannumero delle cantine dove spesso ci si concorrenza l’uno con l’altro per un mercato già saturo”. “Ogni azienda ha dei punti di forza, però, così come determinate caratteristiche e peculiarità. Il nostro è la storicità cui diamo molta rilevanza. Ma anche a livello innovativo dove siamo progrediti nel corso del tempo. Chiaramente la fa da padrona anche il nostro territorio della Valle Peligna, diverso dalle altre zone. Quando si parla di vino abruzzese, soprattutto all’estero c’è ancora difficoltà. In Italia sono conosciuti ma ci sono alcuni paesi dove non riescono neanche a collocare geograficamente l’Abruzzo. E questo è indicativo. Sarebbe forse da investire di più su campagne di comunicazione a livello collettivo. Bisognerebbe sviluppare maggiore promozione su quei mercati. A livello di pubblicità si dovrebbe investire di più”.

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