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Bufera giudiziaria sul gruppo Ini per presunti falsi ricoveri, indagati amministratori e medici

Prima l’inchiesta con sei medici indagati per la morte di una  donna di soli 43 anni dopo un banalissimo intervento di estrazione di un calcolo renale, ora oltre cinquemila cartelle sequestrate. Non si placa la bufera giudiziaria che riguarda il gruppo Ini, in particolare la struttura di  Grottaferrata, la casa di cura accreditata al Servizio sanitario Regionale. I reparti di urologia e oncologia sono finiti nel mirino della Procura di Velletri e dei carabinieri del Nas che hanno perquisito apparecchiature e sistemi informatici presso alcuni uffici e proceduto al sequestro di 5418 cartelle cliniche, più le pratiche riguardanti fatturazioni e liquidazioni e i registri delle attività svolte nelle sale operatorie e negli ambulatori.

Risvolti nella Marsica, e nella struttura che si trova nella Valle Roveto, per ora non ci sono. Il gruppo Ini ha l’importante sede nella Marsica, a Canistro. Ovviamente l’inchiesta potrebbe avere ripercussioni sull’intero gruppo. Per quanto riguarda la vicenda giudiziaria, invece, la clinica Ini di Canistro è estranea all’indagine.

Le accuse secondo gli investigatori fanno sospettare  un danno di alcuni milioni di euro, e i pm Rita Caracuzzo e Vincenzo Antonio Bufano vogliono verificare se è vero che per cinque anni (dal 2012 al 2017) sono stati riportati falsamente sulle schede di dimissione ospedaliera delle cartelle cliniche interventi diversi da quelli realmente effettuati sui pazienti così da trarre in errore la Regione Lazio (chiamata a provvedere al rimborso) e ottenere poi un ingiusto profitto che derivava dalla differenza tra la tariffa richiesta e incassata e quella effettivamente spettante.

Le indagini, che contemplano i reati di falso e truffa, chiamano in causa una decina di persone e hanno avuto il via proprio dalle verifiche amministrative avviate a suo tempo dalla Regione Lazio che aveva accertato una serie di incongruenze sulle cartelle cliniche dei ricoverati con particolari irregolarità riferire ai malati di urologia e oncologia.

Gli indagati sono diversi e tra loro figurano Jessica e Simone Faroni, amministratori di fatto della Ini spa, Manuela Mizzoni e Nadia Proietti, rispettivamente dg e ad della stessa società, e poi Giovanni Tavani, direttore amministrativo, Michele Di Paolo, direttore sanitario e il predecessore (dal 2012 al 2015) Enrico Rosati, Ferdinando De Marco, primario di Urologia, e Gaetano Lanzetta, primario di Oncologia. Chiude la lista Mario Morvillo, responsabile ced incaricato della gestione dei dati sanitari prodotti dai reparti.

La replica della casa di cura: “Riguardo il decesso della paziente, operata all’Ini di Grottaferrata per un calcolo al rene e deceduta al Policlinico di Tor Vergata, siamo profondamente dispiaciuti e stiamo attendendo gli esiti dell’esame autoptico ribadendo la convinzione di avere fatto tutto il possibile per salvarle la vita. Sulle contestazioni rivolteci dalla Procura di Velletri, l’Ini ha piena fiducia nella magistratura che farà luce sui fatti.

Per l’Urologia, ci preme sottolineare, che la struttura si è sempre attenuta alle attuali linee guida per la compilazione e codifica dei ricoveri ospedalieri. Infatti nel 2010 e nel 2011 la stessa Regione, tramite il Collegio dei Saggi, ha verificato la congruità ed appropriatezza delle prestazioni rese, le stesse che oggi ci vengono contestate. Ricordiamo inoltre che nel 2014 la stessa Asl, che oggi ci contesta le suddette prestazioni, ha indetto una gara sul territorio per interventistica inserendo nel capitolato una codifica identica a quella che oggi viene ritenuta incongrua».