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Botta e risposta tra il primo cittadino Lilli e il consigliere Scopone sulla sfiducia

Cappadocia. Il consigliere comunale Manuela Scopone risponde al primo cittadino Lucilla Lilli a seguito delle precisazioni del primo cittadino in merito alla mozione di sfiducia che la Scopone e altri due consiglieri di minoranza hanno presentato in consiglio. «Le argomentazioni inserite nella mozione di sfiducia non erano affatto attacchi personali, tanto è vero che sono stati sottolineati i punti messi nero su bianco nel programma elettorale della lista “Insieme per crescere”, a partire dal turismo, alla tutela del territorio, al sostegno al sociale, alla cosiddetta “comunicazione a due vie” che, una volta eletti, avremmo voluto instaurare con tutta la comunità: proprio per non far sentire l’istituzione come qualcosa di freddo e distante dalle necessità dei cittadini”, ha spiegato la Scopone, “è chiaro che è al sindaco, perno dell’Amministrazione, che vengono poste domande e manifestati dissensi, ma il comune cappadociadiscorso vale per tutta l’Amministrazione e non ha nulla di personale. La mozione di sfiducia, poi, giunge in alternativa alle moltissime interrogazioni, presentate dai consiglieri D’Innocenzo e Tocci, completamente ignorate dal sindaco. Per quanto riguarda le risposte del sindaco, quelle sì sono attacchi alla persona. Ad esempio, il fatto che sottolinei il mio arrivo in consiglio comunale, a seguito della scomparsa di Fabrizio Rosci, lo trovo squallido e di cattivo gusto. Certamente, nessuna persona di buon senso, sceglierebbe tale modalità. Ma è la “legge” che stabilisce il ripristino del numero dei consiglieri, attraverso l’ingresso del “primo dei non eletti. Per quanto riguarda la mia presenza fisica in comune, ricordo al sindaco che i consiglieri comunali non sono dipendenti dell’Ente, non devono timbrare quotidianamente un cartellino. Con la loro elezione hanno ricevuto un “mandato dai cittadini” e devono tutelare al meglio il territorio e favorirne lo sviluppo. Ma in quanto “persone normali” devono provvedere al sostentamento, loro e delle loro famiglie, altrove. La politica poi si fa soprattutto sul territorio. Nel comuni come il nostro, inoltre, avendo soppresso completamente la giunta,  anche le presenze degli altri consiglieri comunali, in questi due anni, non sono state così frequenti, quindi è fazioso accanirsi con l’ultima arrivata, dopo aver fatto di tutto perché non entrasse in Comune. Tra l’altro, da subito, ho ribadito la mia volontà di entrare in Consiglio comunale, ma “non” in Maggioranza. Il sindaco, quindi, non deve neanche fare la fatica di cacciarmi!»