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L’ex consigliere Natale si scaglia contro De Angelis: continua a diffondere odio, ad Avezzano serve altro

Avezzano. A tre mesi dalla caduta dell’amministrazione De Angelis l’ex consigliere Marco Natale scrive una lettera fiume alla città e spiega perchè quel giorno alzò la mano per far cadere la maggioranza. Una serie di punti fondamentali per Natale che ancora oggi è certo di aver fatto la cosa giusta per la sua Avezzano.

“Ero sinceramente convinto che l’ex sindaco, destituito dalla carica per il distacco sempre più profondo con i propri cittadini, avesse approfittato di questi tre mesi per riflettere sugli errori, nonché sui suoi atteggiamenti personali. Sono invece costretto a ricredermi in ragione dei deliranti comunicati dello stesso che, sebbene suscitino riso ed ilarità a chiunque li legga, impongono un’operazione verità. Sia chiaro, personalmente sono molto imbarazzato nel dover dibattere di queste cose a mezzo stampa piuttosto che discutere dei reali problemi che affliggono la Città ma tuttavia, essendo stato tirato gratuitamente in ballo, mi corre l’obbligo di replicare anche per cercare di dare un definitivo taglio a questo clima di menzogne e di rancori.

L’ex sindaco al quale, lo ammetto, avevo anche fatto i miei complimenti per alcune lungimiranti visioni, continua a diffondere odio, bugie, risentimenti personali, continuando così ad avvelenare una Città che dopo il suo passaggio avrebbe solo bisogno di una sana pacificazione. Ed allora, prima di fare una breve disamina di ciò che realmente è accaduto, faccio un auspicio per il futuro, anzi un appello, allo stesso che finora si è sempre mostrato piuttosto sordo all’ascolto della Città: si ricandidi. Se davvero ritiene di essere stato vittima dell’imboscata di due/tre consiglieri, che erano bravi e capaci fintanto che alzavano la mano “pro” per poi diventare degli appestati da evitare solo perchè avevano dato ascolto alle richieste della Città, si ricandidi alla carica di Sindaco e si sottoponga al giudizio di noi cittadini.

Ricordo solo che, mi pare il 27 maggio, dichiarava testualmente “I consiglieri Marco Natale e Luigia Francesconi sono due persone leali e manager di aziende importanti, le cui professionalità sono preziose per gli ambiziosi obiettivi che ci aspettano”. Smemorato, confuso, scomposto, pronto a dire tutto ed il contrario di tutto? Sinceramente non lo so. Non mi soffermo sulla scelta di Forza Italia circa le nomine dei propri Commissari Provinciali per quanto, secondo me, divisiva ed ostativa all’aggregazione quella de L’Aquila. Vengo solo ai fatti. Dopo essere stati offesi, insultati e derisi in campagna elettorale dallo stesso ex Sindaco, a seguito dell’anatra zoppa, con non poca fatica decidemmo di supportare l’Amministrazione per il bene della Città convinti che proprio la situazione creata dalla stessa anatra zoppa avrebbe favorito la ricerca della sintesi e della condivisione con Cittadini e Consiglieri. Abbiamo invece trovato un muro di gomma ed una gestione concentrata sulla spartizione delle poltrone, incapace di ascoltare le istanze dei cittadini: si pensi alla questione mercato, alla pedonalizzazione del centro o alla vicenda del semaforo.

Questioni di poco peso? Lo si vada a chiedere ai commercianti, agli ambulanti ed ai cittadini multati allo sproposito. Come si poteva continuare a rimanere inerti di fronte alla crescente insoddisfazione della Città? Siamo o non siamo i rappresentanti del popolo? Oggi lo stesso mi accusa di essere stato manovrato come anche di non aver fatto alcuna proposta o espresso alcuna opinione. Le piccole e semplici cose (e forse, per questo, ancor più realizzabili) da me proposte sono rimasti tali: il marciapiede su Via Roma che avrebbe messo in sicurezza la gran parte dei ragazzi che a piedi o in bici frequentano il McDonald’s (oltre che dare una parvenza di civiltà a chi ingressa ad Avezzano dall’autostrada), un paio di scivoli sui lati di Piazza Risorgimento che avrebbero consentito a mamme con passeggini (si, lo ammetto, anche a mia moglie) ed a persone diversamente abili di accedere all’interno della piazza senza dover essere costretti a poterlo fare solo dalla parte della scalinata della Cattedrale, la proposta dell’Azienda per la quale lavoro di installare (gratuitamente) colonnine di ricarica per auto elettriche del valore di circa duecentomila euro (ma che poteva anche essere sfruttata per ottenerne altra, magari ancor più vantaggiosa, da Azienda diversa), l’esperimento della pista ciclabile rimovibile (es. dal 01 Aprile al 30 Settembre) così da iniziare a far abituare gradualmente noi cittadini all’utilizzo delle biciclette senza però penalizzare i parcheggi delle auto nel periodo invernale e qualche altra banalità del genere rispetto alle tante faraoniche. Ma forse il mio errore è stato quello di proporle durante incontri di persona e non invece di scriverle, o addirittura di protocollarle, ufficialmente.

Se così è stato, chiedo scusa a tutti i cittadini, miei elettori e non, vorrà dire che ne farò tesoro per il futuro così da suggerirlo a chi siederà nel prossimo Consiglio Comunale. Per me, ma credo anche per diversi miei colleghi, la cosa si è iniziata ad incrinare molto prima dell’8 giugno. E più precisamente da quando si è cercato di ingrandire a dismisura, e senza un reale bisogno, la compagine di maggioranza, minando così quanto di equilibrato si era riusciti a costruire. E questo secondo me fu fatto per tre ragioni: per umiliare e mortificare a più non posso la minoranza, per indebolire ciascun Consigliere di maggioranza così da renderlo non più indispensabile ed infine per aumentare il peso specifico del primo cittadino all’interno del proprio partito di appartenenza in quanto, guarda caso, tutte le new entry erano in quota Forza Italia. Poi però, quando tutto ciò ha iniziato a portare violenti scontri verbali (e, in un preciso episodio, anche quasi fisico nei confronti addirittura di una donna, mia collega di Partito, in cui si rese necessario intervenire di persona per evitare il peggio), beh allora capii che non c’era davvero più nulla da fare perché sarebbe stato pressoché impossibile risedersi serenamente al tavolo per programmare il bene della Città se non eravamo neanche capaci di stimarci e di fidarci a vicenda. Si era davvero arrivati al capolinea e nulla fece l’ex Sindaco per risolvere la cosa.

Ecco finalmente svelati i veri motivi che decretarono poi la caduta dell’amministrazione, altro che per le poltrone. La forte emozione, palesata durante la mia dichiarazione di voto nell’ultimo Consiglio Comunale, la disse lunga su quanto sofferta fu quella mia decisione della quale, se oggi mi trovo ancora costretto a doverne parlare, non mi pento affatto soprattutto perché cosciente che rispecchiava il volere della maggior parte della Città. Sappia l’ex sindaco che quelle mie quasi lacrime in Consiglio, delle quali non mi vergogno neanche un pò, non erano manovrate da nessuno.Neanche da mio suocero”.

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