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Autorizzato accesso agli atti sul “Mostro di Firenze”, il criminologo: “Svolta importante, valorizzato il contributo della difesa”

Avezzano. Il quotidiano “Ok Mugello” ha riferito ieri un importante sviluppo nel caso del Mostro di Firenze. Il Giudice per le indagini preliminari di Firenze, dott.ssa Silvia Romeo, a seguito di un’istanza di accesso e copia degli atti del fascicolo relativo al caso, avanzata dagli avvocati Vieri Adriani, Valter Biscotti e Antonio Mazzeo, difensori dei familiari delle vittime Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, uccise dal serial killer l’8 agosto 1985, ha rilasciato l’autorizzazione alla visione ed estrazione di copia degli atti dell’intero fascicolo o del singolo atto.

Nei giorni scorsi, l’avv. Biscotti aveva, tra l’altro, dichiarato all’Ansa: “Noi vogliamo vedere tutti gli atti perché lì c’è la verità sugli otto duplici omicidi. Verità che a mio giudizio non ha nulla a che vedere con istruttorie e sentenze fino ad ora conosciute”.

Raggiunto per esprimere un’opinione in merito, il criminologo avezzanese Luca Marrone, docente dell’Università degli Studi di Teramo e la Lumsa, ha commentato: “Una simile svolta potrebbe forse costituire la premessa di interessanti sviluppi. E mostrare le potenzialità delle indagini difensive, non sempre valorizzate nel nostro Paese. Ritengo, come molti, che potrebbe rivelarsi utile riesaminare il caso anche da altre prospettive, eventualmente recuperando piste investigative abbandonate o non adeguatamente sviluppate. In un libro di un paio di anni fa, con la collega Micaela Marrazzo abbiamo segnalato alcuni aspetti dei delitti a nostro avviso meritevoli di attenzione, ma certamente non sono i soli, la vicenda è di estrema complessità, dal punto di vista criminologico e investigativo”.

Il Mostro di Firenze è autore di sette duplici omicidi avvenuti fra il 1974 e il 1985 ai danni di giovani coppie appartate nelle campagne circostanti Firenze, delitti che potrebbero essere collegati a un ottavo, commesso nel 1968. Per tali delitti sono stati condannati in via definitiva Mario Vanni e Giancarlo Lotti, mentre Pietro Pacciani, inizialmente condannato in primo grado a più ergastoli e successivamente assolto in appello, è morto prima di essere sottoposto a un giudizio di rinvio. Anche dal punto di vista degli sviluppi processuali, la vicenda non ha mancato di suscitare, negli anni, perplessità e polemiche.