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Attenzione ai dettagli e scelta della materia prima, l’Osteria Sestini punta sulla creatività di un giovane chef molto promettente

Il ristorante si trova in via Sant’Andrea, ad Avezzano. È immerso in un verde silenzioso e rigenerante. Lontano dall’odore dei tubi di scappamento delle auto in coda e dalla frenesia della città. Ogni piatto è curato nei minimi particolari. Il menu è frutto di sperimentazione e ricerca continua e viene creato da un giovane chef e dal proprietario del locale che, quando parla della sua attività, non parla di ristorazione ma di un “progetto” da portare avanti.

 

Osteria Sestini

Tra poco più di dieci giorni l’Osteria Sestini compirà due anni. Il ristorante è aperto dal 26 luglio del 2018. Si trova lontano dalla confusione del centro. Se ci si siede ai tavoli fuori, in una notte d’estate, si ha la sensazione di avere a tavola anche la luna.

Oreste Sestini, il proprietario, fa parte di una famiglia che ha dato vita ad attività imprenditoriali storiche nel tessuto economico marsicano e quando gli si chiede del perché dell’avvio di un locale che celebri i sapori della cucina, risponde:

«È sempre stata la mia passione. Una passione infinita».

Prima del servizio è in cucina, insieme allo chef, Giacomo Piacentino. Si scambiano idee su nuove creazioni e decidono il nome dei nuovi piatti.

 

Lo chef che arriva dalla scuola di Niko Romito

Giacomo Piacentino arriva, come tanti, dalla scuola di Niko Romito. Ha trent’anni ma si muove in cucina già con una certa sapienza e sicurezza.

Andy Warhol diceva:

«Credo che sia un artista chiunque sappia fare bene una cosa; cucinare, per esempio».

A vedere Piacentino in cucina sembra proprio di essere di fronte a un artista che crea, compone e colora di fantasia un’opera d’arte.

Cucinare è tante cose si sa… Ma nella cucina dell’Osteria Sestini si sperimenta e si fa ricerca continua.

La passione per il lavoro il giovane chef avezzanese l’ha fatta esplodere nella famosa scuola di Castel di Sangro, frequentata anni fa grazie a un progetto europeo. Da lì si è mosso nelle cucine non solo in Italia, tra Roma e Firenze, ma anche in Europa, dove si è arricchito dei segreti della cucina francese.

 

Il “progetto” Osteria Sestini

Oreste Sestini cura la permanenza dei clienti in sala e spiega piatto per piatto gli abbinamenti delle pietanze e l’origine dei prodotti.

«Chi mangia all’Osteria Sestini», spiega, «sa come lavoriamo e da dove arrivano i nostri prodotti che sono frutto della tradizione e dell’esperienza di artigiani del territorio. Che siano le farine dei mulini o la carne degli allevatori, fa parte tutto di una filiera che lavora con dedizione e, in questi ultimi tempi anche con sacrificio, dietro a un piatto che viene servito qui».

Qualità e prezzo vanno di pari passo perché lo scopo del progetto è quello di appassionare quante più persone possibili a una cucina ricercata, di livello. Che parte sì da sapori tipici del posto, ma che vengono elaborati e abbinati come solo le creative mani di uno chef che arriva da una scuola d’avanguardia sa fare.

Il ristorante ha un’ampia sala all’interno e un grande spazio esterno, ideale per ospitare banchetti numerosi, anche oltre i cento ospiti.

 

I piatti sempre nuovi

 

Il menu del giorno cambia, a seconda della stagione ma non solo. Anche a seconda delle esigenze del cliente. All’Osteria Sestini si può mangiare carne, pesce ma anche cibi vegani.

 

Gli antipasti

Solo per fare degli esempi, si può iniziare con una parmigiana di melanzane viola ricoperte di pastella e fritte, adagiata su un letto di salsa di pomodoro profumata di basilico oppure con uno sformatino di zucchine vegano e gluten free, arricchito con un crumble di mandorle e menta e colorato con un caramello di peperoni.

 

I primi piatti

Protagonista di uno dei primi è la borraggine. Erba selvatica conosciuta di più come base di bevande rinfrescanti nella cucina dell’Osteria Sestini ha sposato le cozze ed è finita in mezzo a una chitarrina fatta con solo di tuorli.

Se non si è amanti del “verde”, in alternativa si può scegliere una lasagna bianca con salsiccia saltata su un letto di pecorino e zafferano.

 

Secondi piatti

Il “Codone 55” è il “re” dei secondi. È un taglio non molto diffuso nella ristorazione marsicana ma il risultato finale è già molto apprezzato dai clienti. La carne si presenta tenerissima perché viene cotta a 55 gradi per otto/dodici ore in modo che il sapore ferroso venga stemperato. Viene servita scottata in padella e accompagnata dai colori di verdure fresche.

 

 

I dolci

I dolci sembrano davvero tele dipinte. Un esempio ne è una delicata meringa bianca su un letto di fragole che nasconde un cuore di panna oppure una mousse al cioccolato fondente, con un soffice cuore di coulisse di pesche noci.

 

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