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Allarme lavoro nella Marsica: oltre 28 mila disoccupati e 30 aziende chiuse in pochi anni

Avezzano. Il tessuto lavorativo della Marsica sta scomparendo. In pochi anni nel nucleo industriale della città si è passati da 105 azienda a 70 scarse con un totale di 28mila disoccupati su tutto il territorio e migliaia di lavoratori in cassa integrazione e mobilità. I sindacati hanno descritto questo quadro tetro e allarmante chiedendo alle istituzioni e ai cittadini di mobilitarsi per impedire che ci siano altre vittime. “La Presider è una delle aziende storiche della città”, ha spiegato Antonello Tangredi, segretario provinciale di Fim-Cisl, “a metà dicembre abbiamo firmato un anno di cassa integrazione straordinaria scongiurando la richiesta di Confindustria di mobilità. Abbiamo presentato due lettere, una al prefetto e una al ministero del lavoro, per vedere se questa azienda può essere salvata. Ma è dura. Alla Pittini da 120 giorni la proprietà non ci mette piede e i lavoratori sono dentro. Martedì ci sarà l’incontro a Osoppo con i vertici dell’azienda e il sindaco di Celano, Filippo Piccone, lo stabilimento però di fatto è chiuso quindi qualsiasi discussione venga aperta sarà solo per ammorbidire la situazione per i 78 lavoratori”. La fotografia scattata dai sindacati, guidati dalla voce di Luca Di Nicola, inviato Rai, è buia e non accenna a migliorare. “La Marsica sta subendo la crisi in uno dei modi più atroci”, ha precisato Alfredo Fegatelli, segretario provinciale di Fiom-Cgil, “in Valle Peligna e nell’aquilano è stato diverso, sono stati usati altri tipi di soluzioni e qualcosa si sta muovendo. Qui purtroppo, anche alla luce della riforma Fornero, è stato stravolto tutto a partire dagli ammortizzatori sociali. Scontiamo l’assenza della Regione Abruzzo su queste vertenze anche se i politici locali cercano di darci una mano. Bisogna alzare la testa e lottare insieme per questa situazione portandola la vertenza Marsica al livello nazionale. Si deve fare un tavolo di monitoraggio per capire cosa sta accadendo. Bisogna estendere al massimo come strumento di difesa il contratto di solidarietà, solo attraverso la redistribuzione del lavoro si può gestire la situazione. La Saes, dove si stanno usando i contratti di solidarietà, regge ma ha bisogno di innovazione e ricerca. C’è quindi necessità di investire e innovare, azioni che purtroppo su questo territorio non ci sono più. Serve una piattaforma chiara, messa su con le istituzioni, per capire come e dove intervenire”. Quindi si deve pensare a una riconversione, perché i tempi cambiano. Qui la cosa che manca è la ricerca e lo sviluppo che possa permettere di studiare oggi quello che si dovrà produrre domani”. La ricerca, quindi, può essere la chiave di volta per uscire da questa crisi e puntare alla ripresa. “Noi abbiamo un paese Italia che è in cassa integrazione”, ha dichiarato Michele sindacati cgil-cisl-uilPaliani, segretario provinciale di Uilm-Uil, “ma c’è qualcuno che lavora? Il sindacato nazionale è diviso, a noi non interessa tutto questo. Noi siamo in grado di fare proposte per attrarre investimenti? Possibile che la Marsica non sia in grado di fare un tavolo serio per capire come poter salvare questo territorio anche perché qui non si tratta solo di un problema di commesse. Noi la nostra parte la vogliamo fare prima ancora che qualcuno venga e dica che è tutto concluso”. Dura la situazione presentata dall’assessore alle Politiche del Lavoro del Comune di Avezzano, Francesco Paciotti. “Nella Provincia dell’Aquila ci sono 66mila disoccupati di cui 28mila solo nella Marsica, Avezzano ne ha più del 42per cento”, ha commentato Paciotti, “come Marsica su 135mila abitanti abbiamo 28mila disoccupati ai quali si aggiungono poi cassintegrati, persone in mobilità. Le aziende non assumono perché non hanno il lavoro, anche se hanno sgravi e finanziamenti non sanno cosa far fare agli operai perché non ci sono commesse. Le aziende stanno con l’acqua alla gola, bisognerebbe attuare questo detassamento per permettere alle aziende di spendere meno e investire di più. Prima l’assessorato al lavoro non esisteva, ora invece è attivo e produce. Stiamo portando avanti il progetto dell’osservatorio del lavoro e abbiamo fatto numerosi incontri. Qui c’è rassegnazione, le aziende non vedono fine alla crisi”.