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Alla scoperta del secondo e sconosciuto emissario Torlonia.

Avezzano. Negli ultimi anni l’emissario principale è stato rivalutato e riscoperto sotto ogni punto di vista, ma in pochi conoscono la sua versione minore, tant’è che più di una volta mi è capitato di sentirla definire come “l’Area51 del Fucino” poiché quasi nessuno l’ha realmente vista dal vivo e in pochissimi sanno persino della sua esistenza.

Negli anni ’40 Torlonia ordinò di costruire un secondo emissario sotterraneo che doveva assolvere ad un duplice scopo: scongiurare che si allagasse di nuovo il bacinetto in caso di interventi prolungati o di manutenzione all’emissario principale e alimentare la centrale idroelettrica situata a Canistro. Oggi quella centrale è di proprietà dell’ENEL e, dopo essere stata rammodernata nel 2004, con i suoi 160.000 metri cubi d’acqua produce ben 24 milioni di kilowatt’ora ogni anno. La galleria invece, di forma policentrica e con una sezione media di scavo di 16 metri quadrati, è lunga 5.227 metri contro i 6.560 di quella principale e ha una portata pari a circa la metà. Come si può vedere dallo schema, questa galleria parte dalla vasca dell’Incile, esattamente nello stesso punto dove il canale centrale confluisce nell’emissario principale, ma poi devia la sua direzione verso la valle roveto, fino ad arrivare nella centrale idroelettrica di Canistro.

Nelle foto a colori, scattate da Antonio Proia nel lontano 1993 e in cui è presente anche il sottoscritto, si possono vedere le enormi turbine della Breda di Milano, ma quelle più interessanti sono sicuramente quelle in bianco e nero che fanno parte della collezione privata di Fabrizio Petroni. Ritrovate per caso durante lo sgombero della cartiera, devono essere rimaste chiuse in un cassetto per oltre cinquant’anni visto che risalgono al 1940, un anno dopo l’inizio degli scavi che durarono ben 342 giorni consecutivi. L’impresa costruttrice fu la C. Felicioni ma la manodopera fu prevalentemente locale e proveniente da Capistrello, Pescocanale e Canistro, paesi di esperti minatori. Il costo dell’opera fu di 60 milioni di lire per la progettazione, più un altro miliardo per l’esecuzione dei lavori. Nelle foto, oltre agli operai, si può notare anche un rappresentante della ditta Felicioni, uno della famiglia Torlonia e un membro dell’allora governo fascista.

L’acqua che fluisce nella galleria in realtà assolve ancora oggi anche a un ulteriore importantissimo scopo, soddisfare i fabbisogni idrici di molte fabbriche dislocate nel nucleo industriale di Avezzano. Con questo progetto Torlonia dimostrò ancora una volta la sua lungimiranza visto che, riuscì a sfruttare nel migliore dei modi l’acqua del Fucino: prima per uso agricolo, poi industriale e infine, per produrre la corrente necessaria a far funzionare la sua cartiera e il suo zuccherificio. Il Principe nella Marsica è sempre stato bersaglio di durissime critiche, chissà se lo stesso trattamento è stato rivolto a quella parte di classe politica responsabile della chiusura sia dell’uno, che dell’altro.

Francesco Proia
(si ringraziano Fabrizio Petroni, il Consorzio di Bonifica Ovest e l’avv.to Franco Del Roscio)

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