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Alla scoperta del paese vecchio di Ovindoli, nel magico mondo del ghiaccio

Prosegue in collaborazione con l’app MyZona il viaggio alla scoperta di luoghi d’Abruzzo poco “battuti” e che vale davvero la pena visitare.

Un borgo in cui si respira un tempo antico, una dimora che fu dei Torlonia poi ceduta all’Opus Dei, un palazzo in cui si narrà abbia dormito Carlo D’Angiò, una piccola chiesa. Ovindoli è nota in tutto il centro Italia, e non solo, per il comprensorio sciistico. Ma c’è un altro itinerario, meno conosciuto ma non per questo meno bello, che consigliamo vivamente. Si tratta del paese vecchio, dove ogni vicolo, ogni piazzetta, è un piccolo borgo a sé stante. In inverno, poi, il fascino è ancora maggiore.

 

Qualche anno fa, tra questi ripidi e caratteristici vicoli, venne organizzata una suggestiva e originalissima gara di sci in notturna, che richiamò l’attenzione di moltissimi appassionati da tutto il centro Italia.

Tra case diventate B&B e antichi fontanili, il paese vecchio si affaccia su una terrazza naturale da dove è possibile ammirare l’enorme piana del Fucino, alveo di un lago ormai prosciugato. In mezzo alla pineta, ben nascosta agli occhi di tutti, c’è il “casale delle rocche” un’antica dimora dei Torlonia, che dopo il 1967 il Principe ha ceduto all’Opus Dei. Il casale sorge su una collina, a ridosso di un imponente sperone di roccia, nascosto dalla fitta vegetazione di conifere. La costruzione è talmente nascosta e isolata dal resto del paese, che pochi ne conoscono persino l’esistenza. Per arrivare alla costruzione bisogna inerpicarsi su una tortuosa stradina in salita, tra sacre edicole votive e una vegetazione a dir poco lussureggiante.

Casale delle Rocche cartolina d’epoca

Si tratta di un edificio imponente: di giorno, con guglie e torrette, sembra di trovarsi al cospetto di un castello bavarese in miniatura. L’antico casale, abbarbicato su una roccia, fu costruito da Torlonia nel 1939. Durante la seconda guerra mondiale, per la sua posizione strategica, fu utilizzato come avamposto della Luftwaffe dai tedeschi che lo ribattezzarono “il nido dell’aquila”.

 

Sul versante opposto invece si apre una valle ben più selvaggia, che si trova appena sotto le celebri piste da sci, ben riconoscibili in cima insieme alle strutture ricettive e le cabinovie.

Delle antiche mura resta solo l’arco di pietra, situato a poca distanza da quella che in paese tutti conoscono come il palazzo di Re Zappone, un antica costruzione che all’epoca era di proprietà dei Conti Berardi di Celano. In quel palazzo la leggenda narra abbia dormito Carlo D’Angiò, prima di scendere con le sue truppe verso i piani palentini e scontrarsi con quelle di Corradino di Svevia nella celebre battaglia di Tagliacozzo.

Una tappa obbligata, a volte anche solo per trovare un conforto nei giorni più freddi, è la chiesa di San Sebastiano. Incastonata nel centro dell’antico borgo di Ovindoli e risalente al XVI° secolo, la chiesa è dedicata al patrono del paese, che si festeggia il 20 gennaio.

Tra gli effetti dell’emergenza sanitaria c’è un ridimensionamento delle nostre prospettive e, cosa positiva, delle nostre pretese. Abbiamo (ri)scoperto l’importanza del tempo lento e delle cose piccole, vicine, alcuni aspetti dei nostri affetti più stretti, familiari. Rivalutati angoli dimenticati, quasi sconosciuti delle nostre case, dei giardini, dei dintorni, avvertiamo il bisogno di curare ciò che ci circonda.

Sono proprio questi i luoghi che la nuova app MyZona (download qui per Ios – download qui per Android) intende valorizzare, facendoli raccontare e commentare a chi davvero li vive ed ha con essi un rapporto privilegiato.

E tu, che luogo sei?