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E’ morto Vittoriano Esposito, figura di spicco per la critica letteraria italiana

Avezzano. E’ morto a 82 anni Vittoriano Esposito, una delle figure contemporanee più importanti della critica letteraria italiana. Dopo una malattia, tra l’affetto dei familiari, si è spento all’ospedale di Avezzano dove era stato ricoverato recentemente. Lascia un patrimonio culturale imponente e di grande prestigio, soprattutto per il territorio della Marsica di cui era originario. Nato a Celano aveva vissuto ad Avezzano. Esposito si era laureato all’Università degli studi di Roma con Natalino Sapegno e Alfredo Schiaffini con una tesi su Cesare Pavese. Per molti anni aveva insegnato Lettere italiane e Storia, Lettere italiane e latine anche al liceo classico Torlonia di Avezzano. Si è occupato per la maggior parte della sua vita di critica letteraria e saggistica, collaborando dagli anni ’70 alla cattedra di Letteratura dell’Università dell’Aquila, tenuta da Emerico Giachery. È stato direttore della rivista “Abruzzo letterario”, da lui fondata, dal 1983 al 1992 e direttore con Giuseppe Tamburrano dei Quaderni Siloniani, organo ufficiale del Centro Studi su Ignazio Silone. Numerose le ricerche sulla figura e l’opera di Ignazio Silone. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, il “Nobel d’Abruzzo” con “cittadinanza onoraria” di Vacri (2005), il “D’Annunzio-Michetti” (Pescara2006) e lo “Ziré d’oro” (L’Aquila 2007). Ha collaborato con saggi, articoli e recensioni con molteplici riviste letterarie (tra cui Letteratura Italiana Contemporanea, Nuova Antologia, Tempo Presente, La Fiera Letteraria). La sua produzione attività critica ha prodotto numerosi saggi monografici su Dante Alighieri, Luigi Pirandello, Giovanni Pascoli, Giacomo Leopardi, Gabriele D’Annunzio, Cesare Pavese, Mario Pomilio, Ennio Flaiano e molti altri. I funerali si terranno domani (giovedì) alle 14.30 nella chiesa di San Giovanni a Celano. A rappresentare gli ultimi mesi della sua vita potrebbe esserci una delle sue poesie giovanili tratte dal dal libro Perle

Spaziare come le rondini

Dalla finestra della mia stanzetta,
sopra i tetti ineguali delle case,
oltre il colle che s’erge verso oriente,
il cielo vedo immenso e luminoso.

Libera l’anima da ogni terrena
scoria, dimenticata ogni fralezza,
vola il mio sogno verso l’infinito,
un sogno azzurro come il cielo, e antico.

Sentirmi sciolto dal consorzio umano!
Non più vedere tante cose note!
Spaziare come rondine nell’aria,
sempre più in alto, in cerca dell’ignoto!

Ma l’azzurro del cielo e troppo vivo,
fragile, vaporoso, irraggiungibile;
cosi i1 mio sogno, che non trova riva,
erra e svanisce dopo breve vita.

Sentirmi sciolto dal consorzio umano!
Non più vedere tante cose note!
Spaziare come rondine nell’aria,
sempre più in alto, in cerca dell’ignoto!

Ma l’azzurro del cielo e troppo vivo,
fragile, vaporoso, irraggiungibile;
cosi i1 mio sogno, che non trova riva,
erra e svanisce dopo breve vita.

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