Santa Croce spa: restituite le chiavi della vasca di calma delle sorgenti Sant’Antonio Sponga

Canistro. Al termine di una lunga controversia giudiziaria, la società Santa Croce spa ha ripreso il possesso della vasca di calma, lungo la conduttura che collega le sorgenti di acqua minerale Sant’Antonio Sponga di Canistro (in località Capranica) allo stabilimento di proprietà dell’imprenditore molisano Camillo Colella. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avezzano, Anna Carla Mastelli, ha disposto l’immediata restituzione delle chiavi che erano state affidate momentaneamente al responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Canistro Massimo Iafolla che le ha poi restituite nei giorni scorsi. La vicenda ha avuto inizio nell’ottobre 2016, con il sequestro prima probatorio e poi preventivo della valvola a farfalla e del misuratore all’interno dello stabilimento, da parte della procura della Repubblica di Avezzano. Il provvedimento è stato emesso su istanza della Regione Abruzzo per impedire alla Santa Croce spa di captare e imbottigliare acqua, poiché le erano state negate le proroghe ed era stata revocata la concessione. Per operare in sicurezza, i magistrati avevano ordinato la chiusura della conduttura in località Capranica, di proprietà della Santa Croce stessa, con le chiavi che erano state date in possesso al tecnico comunale del Comune di Canistro. Prima il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di sequestro della procura che aveva emesso il provvedimento per danneggiamenti della valvola e del misuratore; poi, il tribunale di Avezzano, al quale si era rivolta la spa di Colella denunciando il Comune di Canistro per la riconsegna delle chiavi, ha stabilito che il possesso delle chiavi da parte dell’affidatario non trovava alcun valido titolo legittimante, dando ragione alla società di Camillo Colella. I giudici non hanno però disposto la riconsegna delle chiavi, invitando la Santa Croce a citare direttamente il tecnico comunale. Il ricorso al gip ha risolto la questione. Si tratta di una delle tante controversie da anni alla base del braccio di ferro tra la Regione e la Santa Croce, tra le quali è in atto un serrato contenzioso. “Pian piano la verità sta venendo a galla”, ha dichiarato Camillo Colella, “In questo caso, i giudici hanno riconosciuto l’illegittimità dell’istanza della Regione, sono fiducioso che anche le altre cause legali e le istanze di risarcimento milionarie facciano giustizia rispetto alle vessazioni che sto subendo da anni”. La revoca della concessione ha portato al licenziamento di 75 addetti, e al non utilizzo, oramai da 2 anni, della preziosa risorsa idrica che si riversa nel fiume Liri, con grave danno anche per l’erario. La vicenda in questione aveva fatto clamore: nell’eseguire il sequestro, la polizia giudiziaria aveva rimosso i due lucchetti della porta di accesso, vista anche l’assenza di rappresentanti e delegati della Santa Croce, non avvisati dell’operazione in corso. La porta d’ingresso è stata poi richiusa con due nuovi lucchetti, le cui chiavi sono state affidate a Massimo Iafolla, nominato per l’occasione ausiliario di polizia giudiziaria. Prima del pronunciamento del Gip, la Santa Croce aveva interpellato informalmente il tecnico comunale, il quale ha reso noto che essendo stato nominato ausiliario di polizia giudiziaria, attendeva indicazioni da parte della procura, per procedere alla riconsegna. Alla fine il tecnico comunale ha restituito le chiavi.