Maxi condotta in mezzo al Fucino, il Tar blocca l’opera idrica di Lago d’Oro: dovrà essere smantellata

Avezzano. Il Tar dell’Aquila, con una sentenza pubblicata in questi giorni, ha posto la parola fine alla vicenda della condotta idrica abusiva, interrata dai titolari dell’azienda agricola Lago d’Oro, che attraversa centinaia di metri di terreni privati, da San Benedetto dei Marsi a Collarmele, e una strada pubblica, e che aveva suscitato la rabbia di aziende, proprietari e amministrazioni comunali. Il Tribunale amministrativo ha rigettato il ricorso presentato dai legali della ditta, Roberta Confortini e Mario Petrella, avverso il provvedimento con cui il Comune di Collarmele aveva disposto la demolizione dell’intera opera.

L’azienda campana, arrivata nel Fucino diversi anni fa, aveva infatti realizzato l’impianto irriguo senza l’autorizzazione del Comune e senza il consenso dei proprietari, i quali, coltivando quei terreni, si erano opposti all’installazione della tubatura sporgendo denuncia alla Procura e ai Vigili urbani nonché incaricando gli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia di rappresentarli nel giudizio avanti al Tar dell’Aquila. Sulla base del rapporto redatto dal comandante dei vigili urbani Giancarlo Sociali, il dirigente del Comune di Collarmele,  aveva emanato l’ordinanza di demolizione per opera abusiva idrica e irrigua, contestando all’azienda anche l’attraversamento di una strada pubblica comunale (“Spineto”).

L’azienda, dopo una prima ordinanza del Tar, aveva ottenuto la sospensiva del Consiglio di Stato ma, ora, il comune di Collarmele, difeso dall’avvocato Herbert Simone, ha ottenuto nel giudizio di merito la conferma della legittimità dell’operato del Comune con effetto immediatamente esecutivo, in quanto, si legge nella sentenza, “È pacifico che l’azienda ricorrente era priva di titolo edilizio abilitativo”. Secondo il collegio giudicante, presieduto da Antonio Amicuzzi (relatrice,  Lucia Gizzi), l’ordinanza del dirigente comunale che ha ordinato la demolizione “è preceduta dalla dovuta attività istruttoria ed è adeguatamente motivata”, come si evince anche dall’assunzione del verbale di accertamento della Polizia Municipale tanto che risulta accertato che il “provvedimento gravato è, da un lato, l’attraversamento della strada comunale ‘Spineto’ senza autorizzazione, dall’altro la realizzazione dell’impianto di irrigazione, infine la mancanza del titolo edilizio”. Decisiva anche la perizia giurata depositata dai proprietari dei terreni a firma del geometra Ettore Lazzaro.

Su tali presupposti il Tar ha anche condannato alle spese legali l’azienda Lago d’Oro. Ora la vicenda, che ha suscitato molto clamore tra i proprietari dei terreni, spiegano gli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia, prosegue vanti al Giudice dr. Andrea Dell’Orso del Tribunale di Avezzano per la definizione della lesione del possesso e, in sede penale, davanti al Giudice di Pace della sezione staccata di Pescina, per il reato di invasione di terreni o edifici di cui all’articolo 633 del codice penale. Nella vicenda era intervenuto anche il Consorzio di Bonifica che aveva, altresì, giudicato abusiva l’opera chiedendone la rimozione, che ora dovrà avvenire a spese della stessa azienda.