Uccisa perché rispondeva al telefono in sua presenza, la ricostruzione del delitto e l’aiuto dei residenti

Carsoli. E’ stata uccisa per gelosia, perché rispondeva al telefono a un giovane della Macedonia in sua presenza. L’ira di Andrei Feru, romeno di 52 anni, è scattata al culmine di un raptus  che lo ha portato a fracassarle il cranio contro la parete delle scale, nell’abitazione dove lavorava come badante  la 37enne Iuliana Catalin Bucataru, anche lei romena.

LA RICOSTRUZIONE. Secondo la ricostruzione degli investigatori la donna sarebbe stata uccisa al culmine di una lite violenta, per ragioni di gelosia scatenata da una serie di telefonate che la vittima ricevette quando si trovava in compagnia di Feru. Era in corso tra i due una lite enfatizzata dal fatto che entrambi avevano assunto alcol in maniera abbondante. I fatti sono avvenuti il 5 novembre scorso in un’abitazione di Colli di Monte Bove, frazione di Carsoli.

L’INCIDENTE. I due avevano avuto un incidente stradale. Erano scesi dalla macchina e si erano recati nella casa  dove lei prestava servizio e dove c’era un anziano disabile. L’uomo arrestato sarebbe entrato  nell’abitazione con la donna e avrebbe cominciato a picchiarla.

L’ULTIMA TELEFONATA. Dopo averla massacrata con pugni e colpi contro le pareti e lei sarebbe arrivata una’altra telefonata a cui a risposto. Dall’altra parte c’era il macedone che lei sentiva. Gli dice: “sto morendo, chi ha fatto del bene andrà in paradiso, chi   ha fatto invece del male si assumerà le responsabilità.   L’assassino avrebbe poi afferrato il telefono dicendo alla persona che era dall’altra parte che non doveva più chiamare. Dopo la violenta aggressione, l’uomo si sarebbe allontanato. L’anziano padrone di casa sente il tonfo della caduta e chiama i soccorsi, senza accorgersi di quanto fosse avvenuto precedentemente.

L’AGONIA. La donna finisce in coma, non può più parlare,  viene ricoverata all’ospedale dell’Aquila dove muore due giorni dopo. Il decesso viene considerato conseguenza di un incidente domestico. In seguito, si presentano ai Carabinieri conoscenti della donna che raccontano sia che avevano visto i due insieme e sia che litigavano.

 

LE TRACCE DI DNA. Alcuni testimoni li avevano visti accanto all’auto incidentata, nella quale poi verranno trovate tracce del sangue di Iuliana, sull’airbag del lato guidatore. Tracce portate da Feru dopo l’aggressione.  Testimonianze che mano a mano fanno crollare la versione fornita da Feru. “Una ricostruzione suffragata”, ha sottolineato il pm Cerrato, “da una serie di elementi di prova. Su tutti, le tracce di sangue rinvenute dai militari guidati dal capitano Silvia Gobbini e dagli accertamenti dei  carabinieri di Carsoli e del Ris di Roma  impresse sulla parete lungo le scale dove è stata trovata la donna”. I rilievi effettuati dall’anatomopatologo Cristian D’Ovidio oltre a sostenere l’incompatibilità delle lesioni con una caduta hanno riscontrato anche un’ incompatibilità con l’altezza delle tracce di sangue lungo le scale. Non era possibile fosse stata una caduta.  Al contrario, secondo l’ipotesi accusatoria, la testa della donna sarebbe stata sbattuta contro la parete e uno stipite metallico posto alla base della scala. Il 52enne, difeso dall’avvocato Paolo Frani, è rinchiuso nel carcere di Avezzano.

LA SOLIDARIETA’ NELLE INDAGINI.  “C’è stata molta solidarietà e collaborazione da parte dei conoscenti della donna che si sono recati spontaneamente nella stazione dei carabinieri di Carsoli per raccontare quello di cui erano a conoscenza”. Lo ha dichiarato il sostituto procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato. La ragazza era ben inserita e ben voluta in paese e nessuno credeva all’ipotesi dell’incidente. La famiglia della vittima è assistita dall’avvocato Angelo Iacomini, mentre l’arrestato è difeso da Paolo Trani.