Alla scoperta del “casale delle rocche”, l’affascinante e sconosciuta Villa Torlonia di Ovindoli

Foto di Dante Marraccini
Foto di Dante Marraccini

Ovindoli. Tutti conoscono la meravigliosa Villa Torlonia a Roma, in tanti quella di Avezzano, ma in pochi conoscono il casale delle rocche di Ovindoli, che prima di finire nelle mani dell’0pus Dei, fino al 1967 è stata di proprietà del Principe Torlonia. Il casale sorge su una collina, a ridosso di un imponente sperone di roccia, nascosto dalla fitta vegetazione di conifere. La costruzione è talmente nascosta e isolata dal resto del paese, che pochi ne conoscono persino l’esistenza. Per arrivare alla costruzione bisogna inerpicarsi su una tortuosa stradina in salita, tra sacre edicole votive e una vegetazione a dir poco lussureggiante. Si tratta di un edificio imponente: di giorno, con guglie e torrette, sembra di trovarsi al cospetto di un castello bavarese in miniatura. L’antico casale, abbarbicato su una roccia, fu costruito da Torlonia nel 1939. Durante la seconda guerra mondiale, per la sua posizione strategica, fu utilizzato come avamposto della Luftwaffe dai tedeschi che lo ribattezzarono “il nido dell’aquila”. Da quel picco di roccia, immerso nella pineta, si domina interamente la pianura sottostante dove una volta riposava il terzo lago d’Italia, mentre nessuno sarebbe in grado di scorgere il casale incastonato tra verdi e secolari conifere. In paese circola una curiosa leggenda sull’ex villa Torlonia: sembra che ci sia una stanza, dove è possibile ascoltare tutti i discorsi pronunciati in ogni altro luogo della struttura. Questa stanza, chiamata dell’impiccato, è situata nella torretta più alta, realizzata con enormi travi incrociate. Ma oltre alla leggenda, che rimane tale, è interessante un’altra particolarità di questa torretta: è costruita con gli intrecci delle scure travi di legno e una struttura di ferri ottagonali che, come i raggi di una ruota, sorreggono il peso dell’intera torretta senza l’ausilio del cemento. La nuova struttura, invece, costruita negli anni ’80 e anch’essa quasi del tutto celata dalla vegetazione, riesce ad ospitare diverse decine di persone. Oggi la struttura è gestita dal Centro EIis e l’attività principale è quella di ospitare eventi, corsi, attività formative culturali e spirituali, immersi nella pace e nella tranquillità della natura circostante. @francescoproia