Annullato il decreto di confisca del complesso turistico “La Contea”, il patrimonio torna agli indagati

L’Aquila. La corte d’Appello dell’Aquila ha annullato il decreto di confisca del complesso turistico “La Contea” e il patrimonio immobiliare ora deve essere restituito ai proprietari. Lo ha deciso con una sentenza che rappresenta un duro colpo alle accuse nei confronti dei tre imprenditori marsicani coinvolti nell’inchiesta di Alba d’oro. La decisione annulla un decreto di confisca risalente al 2011 e si basa sulla sentenza 32 del gennaio 2016 della Cassazione che fissa le linee guida che devono essere adottate in appello. Nel corso delle verifiche sollecitate dalla difesa è emerso che non c’erano i presupposti per il sequestro. E così il provvedimento emesso dal tribunale penale dell’Aquila è stato dichiarato nullo. Ora tutto il patrimonio deve tornare, secondo i giudici, in possesso degli indagati Secondo le accuse, ancora da dimostrare, in particolare i sodalizi marsicani avrebbero ricevuto soldi dalla società Sirco Srl, riconducibile a Ciancimino tramite Gianni Lapis, amministratore del patrimonio della famiglia dell’ex sindaco colluso con la mafia. Le quote di Alba d’Oro appartengono a Nino Zangari, ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Tagliacozzo, e ai fratelli Augusto e Achille Ricci, quest’ultimo possessore anche delle quote di Marsica Plastica.  La prossima udienza dibattimentale al tribunale di Avezzano è prevista per il prossimo 27 novembre. Nel 2012, per un difetto formale, la Corte aveva annullato il decreto di confisca, ma la Cassazione, l’anno successivo, ha cassato la decisione, restituendo gli atti ai giudici aquilani per una nuova valutazione Ora in sostanza, secondo questa sentenza, non c’è la certezza che i soldi investi dalla Sirco appartenessero all’organizzazione mafiosa e gli indagati potevano non sapere la provenienza del denaro. Le somme vennero acquisite non da Lapis ma dalla holding Sirco, società che fece tra l’altro lavori per la metanizzazione in tutto l’Abruzzo con il nullaosta dell’antimafia.

Nel 2015, così, la Corte ha confermato la confisca, limitandone, però, l’oggetto al valore di 1,6 milioni, somma pari al versamento della società Sirco ad Alba d’Oro. Decisione pure bocciata dalla Cassazione nel 2016 per una serie di motivazioni, in virtù delle quali, lo scorso 20 aprile, la Corte d’Appello ha di nuovo annullato la confisca. In particolare, manca la certezza che i soldi ricevuti da Sirco siano di provenienza mafiosa; il Collegio era composto dai giudici Fabrizia Francabandera (presidente), Gabriella Tascone (relatore) e Alfonso Grimaldi (consigliere). Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Andrea Castaldo di Napoli e Daniele Livreri di Palermo per i fratelli Ricci, e Pasquale Milo di Avezzano per Nino Zangari. “Ritengo il provvedimento di annullamento un caposaldo che porterà benefici nel processo penale e di cui dovrà tener conto il tribunale collegiale penale di Avezzano nella prossima udienza”, commenta l’avvocato Milo.